Cosenza, lavoratori dello spettacolo “occupano” il teatro Rendano: «Spirlì ci ascolti»

VIDEO | Azione simbolica del collettivo Approdi: «Da mesi il presidente facente funzioni non ci riceve, la situazione è drammatica non si può più aspettare» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Alessia Principe
2 maggio 2021
08:44

«È stato più facile essere ricevuti al ministero che alla Regione Calabria». Il collettivo Approdi, ieri mattina si è riappropriato in modo simbolico e pacificamente, de teatro Rendano di Cosenza.

I lavoratori dello spettacolo non demordono, fanno sentire la loro voce e chiedono tutele ma soprattutto ascolto. «Ci sono tante cose di cui discutere – dice Rita De Donato, attrice  - com’è possibile che da un anno a questa parte il facente funzioni Spirlì non abbia avuto il tempo e il modo di sedersi intorno a un tavolo con noi?».


Eppure gli argomenti da affrontare non mancano: una regolamentazione dell’universo musicale, teatrale, artistico, un discorso da aprire sui bandi pubblicati senza un confronto utile con chi, da una vita, lavora in questo settore.

«Dei bandi parliamone prima»

«Inutile discutere dopo la pubblicazione dei bandi, bisogna parlarne prima, non si può prescindere da un confronto con i lavoratori del mondo dello spettacolo, i bandi sono uno strumento importante da cui ora ci sentiamo totalmente esclusi» aggiunge Dario Della Rossa, musicista. Nel pomeriggio proseguiranno gli incontri all’interno del teatro Rendano «uno spazio di cui oggi abbiamo voluto riappropriarci, che ha una forte valenza simbolica per la città e l’intera regione. Abbiamo invitato tanti rappresentanti politici all'incontro di questo pomeriggio, non sappiamo se accetteranno o meno, la nostra porta è sempre aperta con chi vuole dialogare per davvero e dare un aiuto concreto». 

La mattanza del virus sull’occupazione

È un primo maggio anomalo, è la seconda ricorrenza, in semi lockdown, che celebra i lavoratori oggi sempre di più senza lavoro. «Secondo l’ultimo studio dell’Istat sono 900mila le persone che hanno perso il lavoro – ricorda Manolo Muoio, attore e membro di “Approdi” –. Sono numeri da brivido che ci fanno riflettere».

In questo annus horribilis, segnato da una pandemia che continuerà a pesare, chissà per quanto, sul tessuto sociale, lo spettacolo resta un dito nella piaga, un tema trattato in modo opaco o incompleto specie al livello locale. «Facile dire “ripartiamo”, - dice Leon Vulpitta “Pantarei” – ma le realtà sono diverse, i teatri sono diversi, i professionisti sono diversi. Non si possono non considerare le differenze tra l’apertura di un grande teatro rispetto a un piccolo teatro».

«All’amministrazione comunale della città di Cosenza chiediamo una maggiore attenzione alle politiche culturali: non è più possibile declinare come mero “marketing del territorio”, eventi episodici con scarsa o nulla ricaduta sul tessuto sociale e comunitario dell'area urbana; occorre valorizzare le mille istanze e proposte che costantemente giungono da presidi culturali, comitati di base, realtà di quartiere, associazioni di volontariato, e singole soggettività che operano all'interno delle comunità territoriali, per rilanciare e rivitalizzare il dibattito politico e sociale, oltre che culturale».

Un dialogo mai cominciato

Ma l’appello dei professionisti del mondo dello spettacolo è rivolto anche alla Regione. «Torniamo a chiedere, come facciamo ormai da mesi, quel tavolo tecnico coordinato tra Assessorato alla Cultura e al Lavoro - più volte promesso e prospettato nelle diverse interlocuzioni fin qui avute, eppure mai realmente programmato né tanto meno attivato - che possa finalmente consentire un reale confronto fra gli operatori e il Palazzo; il coinvolgimento diretto delle parti sociali e degli addetti ai lavori per quanto riguarda le fasi progettuali e programmatiche di bandi e politiche culturali in genere; l'implementazione dell'operatività delle leggi sul cinema e sul teatro e un confronto che possa portare al varo di una legge sul settore musica; la reiterazione dei bonus per il settore cultura che hanno raggiunto finora una platea estremamente limitata, lasciando nelle casse regionali una consistente fetta dei fondi stanziati allo scopo, che sarebbe auspicabile tornare a sfruttare, visto anche il prosieguo della fase d'emergenza».

Giornalista
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