Cosenza: ospedale sporco, addetti alle pulizie usati come Oss e mln fatturati per ore fantasma

VIDEO | Quattro funzionari della Coopservice sono finiti ai domiciliari. I reati ipotizzati a vario titolo sono truffa aggravata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture Sigilli a 3 milioni di euro (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Redazione
21 dicembre 2020
14:02

L'inchiesta denominata Silence ha preso il via nell'aprile del 2018 quando la Procura di Cosenza, sollecitata dalle numerose segnalazioni di cittadini ed anche di medici in servizio, ha inviato i Nas a verificare le condizioni igienico-sanitarie dell'Annunziata, rilevando una situazione di assoluta precarietà e di pericolo per i degenti, tanto da dover disporre il sequestro di alcuni reparti e delle sale operatorie.

L'Azienda ospedaliera però, pagava profumatamente la Coopservice per le pulizie, oltre che per l'erogazione di altri servizi integrativi e di assistenza ai pazienti. Per questo i magistrati hanno deciso di avviare un lavoro certosino, coinvolgendo l'Inps, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle ed il comando provinciale dei carabinieri, finalizzato a verificare la regolarità delle prestazioni fornite dalla multinazionale emiliana. E incrociando i dati relativi al monte ore retribuito ai dipendenti ed a quello addebitato all'Azienda ospedaliera è emersa una clamorosa frode consistente nella fatturazione di migliaia di ore mai effettivamente somministrate ma pagate a caro prezzo dall'ente.


Almeno tre milioni di euro, indebitamente incassati dalla Coopservice, e adesso sequestrati dalle casse della società. Quattro funzionari, Gianluca Scorcelletti, Fabrizio Marchetti, Salvatore Pellegrino e Massimiliano Cozza, sono finiti agli arresti domiciliari. Frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato i reati contestati. Ma il procuratore Mario Spagnuolo ed il sostituto Margherita Saccà, hanno chiesto al Gip l'applicazione della interdizione dai pubblici uffici nei confronti di cinque tra funzionari e dirigenti dell'Azienda ospedaliera di Cosenza. 

Alla base della richiesta di applicazione della misura cautelare, su cui il giudice deciderà dopo gli interrogatori in calendario a fine gennaio, ci sono i mancati controlli: per contratto la Coopservice avrebbe dovuto fornire all'Azienda ospedaliera un software di rilevazione delle prestazioni erogate, di cui però negli uffici dell'ente non vi è traccia, né qualcuno lo ha mai preteso. Conferito nel 2014, l'appalto è proseguito anche dopo la scadenza in regime di proroga.

Paradossalmente lo scorso anno i lavoratori sono stati costretti al part time, mentre invece per fornire un servizio di qualità sarebbe stato necessario addirittura impiegare maggiore personale. Le indagini proseguono, anche per altre irregolarità, sulla promiscuità dei compiti assegnati al personale, in particolare in questa fase di emergenza pandemica.

Agli atti dell’indagine infatti ci sono anche le segnalazioni redatte dei primari dei vari reparti dell’ospedale che contestavano la qualità del servizio reso. In particolare, gli accertamenti svolti hanno evidenziato che le prestazioni di servizi di igiene e cura alla persona rese dalla società privata  negli ospedali cosentini, di competenza del personale Oss, di fatto venivano svolte, anche da personale addetto alle pulizie. Ne consegue che personale assunto per espletare servizi di pulizie veniva, almeno in parte, destinato a servizi di assistenza ai degenti, in spregio alle norme di igiene ed in violazione delle norme contenute nel codice degli appalti che prevedevano l’instaurarsi di un diverso iter amministrativo. 

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