Covid, il racconto di un ex paziente: «Chi ne esce poi non ha alcuna assistenza»

VIDEO| Imprenditore 50enne di Curinga ricorda i momenti più bui della malattia, che gli è costata anche un arresto cardiaco. Ora è guarito dal virus ma sono tanti i postumi fisici dell’infezione

di Cristina Iannuzzi
20 aprile 2021
15:42

Ha visto la morte con gli occhi. Il respiro che a ogni colpo di tosse si fa sempre più corto. Oggi Carlo Granata, 50 anni, imprenditore di Curinga, nel lametino, può raccontare la fine di un incubo, il suo, durato 60 giorni. Ha combattuto come un leone ed è riuscito a sconfiggere il Covid che si era impadronito di lui ad agosto scorso, durante un viaggio di lavoro in Albania.

I primi sintomi del virus

I primi sintomi e la corsa in ospedale, prima al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro poi il trasferimento a Germaneto. Erano i giorni in cui il virus sembrava debellato. Gli ospedali si erano svuotati: «Ero da solo nella stanza». Il 16 agosto l'arresto cardiaco: «Ricordo un'intensa luce rosa. Poi il buio». Due giorni dopo si risveglia, ma è ancora presto per dichiararlo fuori pericolo.


La lotta contro il Covid

L'isolamento è la prova più dura. Vuole uscire, chiede al medico cosa può fare per guarire. «Dipende soltanto da lei», la risposta. Quella frase gli dà la forza di reagire. Di lottare. Pensa alla sua famiglia. Alle due figlie e alla moglie che sono in pena per lui. «Pensavamo fosse un’infezione banale. Almeno così sentivamo dire e invece questo virus ha rischiato di portare via per sempre mio marito – racconta la donna - un uomo sano, senza patologie pregresse».

La fine del calvario

Il calvario dell'uomo finisce il 5 ottobre scorso. L'ultimo di una serie di test, conferma la negatività al virus. Può finalmente riabbracciare le sue donne che non vede da due mesi. A Curinga viene accolto con una torta e un messaggio di bentornato. Una festa privata. Siamo nel pieno della pandemia. È in corso la seconda ondata. Riceve dai suoi compaesani tanti fiori e altrettanti messaggi di affetto.

«Chi ne esce non ha alcuna assistenza»

Oggi, a distanza di otto mesi dal contagio, Carlo porta ancora i segni della malattia. Danni fisici e psicologici. Dalle cicatrici ai polmoni ai problemi di vista. «Il cortisone per la cura del Covid ha compromesso i miei occhi. Quindici giorni fa ho subìto il primo intervento. Vedo sfuocato», aggiunge. Tra i postumi anche la stanchezza, l'insonnia e i vuoti di memoria. Problemi comuni ai tanti pazienti post Covid che stanno affrontando da soli una lunga riabilitazione che forse non li porterà mai a una completa guarigione, ma si spera a riprendere quella quotidianità bruscamente interrotta da una pandemia che continua a mietere vittime. «In Calabria manca l'assistenza per i malati post Covid», dice amareggiato. Eppure in altre Regioni del Nord Italia, esistono apposite strutture che hanno messo in campo percorsi di assistenza medica gratuiti che consentono ai pazienti di essere seguiti anche dopo la guarigione, per individuare eventuali complicanze a medio e lungo termine. «Tutte le persone che come me hanno affrontato il Covid, riferiscono gli stessi problemi. Molti di noi si stanno sottoponendo a svariati controlli, ma lo facciamo in maniera autonoma e a nostre spese». Otto mesi dopo aver contratto il virus Carlo non ha acquisito la piena funzionalità. «Non si guarisce completamente, i postumi ce li portiamo dietro. Pensavo che mi sarei ripreso e invece no. Forse la mia completa ripresa è un’utopia...».

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