Covid Reggio, smantellato il drive-in dopo il sospetto che i test non siano attendibili

VIDEO | I cittadini in fila costretti a tornare indietro. Operatori sanitari e medici volontari sconcertati: «Perché non ci hanno avvertito dei dubbi sull’efficacia?»

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di Elisa Barresi
27 gennaio 2021
16:44

Dopo la notizia relativa ai dubbi che la task force reggina ha avanzato sull’attendibilità dei tamponi rapidi a lettura visiva, il drive in allestito a Pellaro grazie alla collaborazione volontaria di un gruppo di medici e associazioni del quartiere ha temporaneamente sospeso il servizio. Il perché appare evidente, a loro sono stati forniti dal Comune oltre duemila dei test che oggi vengono bloccati in attesa della verifica in corso al policlinico di Catanzaro e, in attesa dell’esito, i medici hanno deciso di fermarsi. Una scelta etica ma anche dovuta considerando che nessuno dal Comune o dalla task force ha avvisato i medici che era in corso una simile verifica e che, peggio ancora, i test che stavano somministrando erano inattendibili.

Dati contrastanti

Valutazioni che gli stessi medici, che da dicembre stanno effettuando gratuitamente e volontariamente lo screening alla popolazione, non riscontrano nei dati in loro possesso. Infatti, su oltre 1700 tamponi effettuati solo 52 hanno dato esito positivo (una soglia del 4% perfettamente in linea con quella nazionale) e il 100% è stato poi confermato dall’Asp con tampone molecolare. «Non abbiamo avuto nessun falso positivo – ci ha confermato Nino Putortì medico responsabile del percorso di tracciamento – al momento abbiamo effettuato in questa tenda 1323 test con una percentuale di positivi sovrapponibile a quelli nazionali. In più abbiamo fatto 302 tamponi nella scuola di Pellaro. I nostri dati sono sempre stati inviati all’Asp e a noi risulta una conferma del 100% dei positivi. Il dubbio potrebbe, dunque, essere solo sui negativi. Ma anche questo non torna considerando i dati dell’incidenza che invece sono perfettamente in linea. I numeri smentiscono questi dubbi ma la cosa grave è che siamo venuti a conoscenza di questa verifica dalla stampa. Nessuno ci ha comunicato che la task force aveva bloccato questi tamponi ed è grave se si considera che a noi li ha consegnati direttamente il sindaco che ci ha consegnato 2400 tamponi in un’unica fornitura. Ci domandiamo il perché questi accertamenti non siano stati fatti prima di essere consegnati a noi considerando che li abbiamo da dicembre. Se ci avessero interpellato avremmo detto che avevamo già fatto un’indagine nostra somministrando i test rapidi a soggetti positivi per appurarne l’attendibilità avendo come riscontro il 100% dei positivi. Ci domandiamo il perché rivolgersi a Catanzaro quando qui abbiamo le strutture per fare tutte le verifiche necessarie e noi avevamo già anticipato questi dubbi».


Screening sospeso

Proprio per questo tantissime macchine oggi sono state rimandate indietro in attesa di conoscere l’esito dei rilievi fatti a Catanzaro. Quello che viene evidenziato è come nessun altro punto è stato istituito per lo screening della popolazione, con la dovuta formazione, nonostante i tamponi siano arrivati al comune già a novembre. «Noi siamo medici volontari e doniamo il nostro tempo – ha confermato Putortì – per dare un contributo al territorio e alla comunità. Ovviamente, però, non vogliamo somministrare alla popolazione un test che non ha validità. Quindi se la task force ci dice che il test non è validato io da un punto di vista professionale ma anche etico e morale non mi sento di somministrare nulla pur non condividendo i dati. Parliamo di un test distribuito in tutta Italia di oltre 13 milioni di unità quindi prima di bloccare i test io avrei verificato».

Scelte del Comune

L’incongruenza nasce nella mancata comunicazione considerando che, conclude Putortì, «noi inizialmente avevamo pensato di comprare direttamente i tamponi ma avremmo potuto eseguire un numero esiguo di test considerando i costi. Poi l’amministrazione guidata dal sindaco Falcomatà ha visionato il progetto e ci ha fatto dono di questi tamponi. Sembra una cosa surreale che l’amministrazione ci doni dei tamponi per poi bloccarli dopo oltre 60 giorni chiedendosi se sono validi o no. Credo non sia una cosa corretta».

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