Covid, storie di ordinaria inefficienza calabrese: «Sto male ma nessuno risponde»

Il dramma di un 50enne di Rende positivo al virus e in precarie condizioni: «Ho chiamato tutti i numeri e scritto a tutte le Pec ma niente. È uno scandalo, andrò in Procura»

di Alessia Principe
11 aprile 2021
12:09
Immagine di repertorio, foto pexels (di Renato Mu)
Immagine di repertorio, foto pexels (di Renato Mu)

«È come essere ripartiti da zero, come se la pandemia fosse appena scoppiata e nessuno sappia ancora bene come organizzarsi». Marco (il nome è di fantasia) tossisce ma la febbre è calata. Ieri ha sfiorato i 40 e ha cominciato ad allarmarsi. È giovane, 50 anni, con una moglie e una figlia, abita a Rende (Cosenza).

Dal 6 aprile sono tutti in isolamento volontario e nessuno si è fatto vivo. «Dopo che mia mamma è risultata contagiata dal virus, ho fatto di corsa il tampone antigenico in una struttura privata – ci racconta – l’esito è arrivato immediatamente, da quel momento in poi ho cominciato ad aspettare che qualcuno dall’Asp si facesse vivo, invece niente».


La lunga attesa

La madre di Marco adesso è ricoverata a Lamezia in condizioni stabili, lui invece si è attaccato al telefono cercando di parlare con qualcuno. Impossibile.

«Il laboratorio privato dovrebbe comunicare gli esiti del tampone all’Asp che poi ha il compito di comunicare con il Comune da cui dovrebbe partire l’ordinanza di quarantena, invece nulla, non è stato il mio caso. Teoricamente potrei andarmene in giro senza problemi, temo che qualcuno asintomatico faccia così. Chi controlla? Chi monitora? Ho cercato di chiamare i responsabili Asp della zona sui cellulari aziendali, squillano a vuoto».

Impossibile ricoverarsi

Ieri ha ricevuto il protocollo di cure domiciliari e la febbre stamattina è scesa. «I posti all’Annunziata sono finiti. Mi giungono notizie che al Pronto Soccorso di Cosenza ci sono ancora trenta pazienti in coda, che attendono un posto in un reparto Covid. Insomma in tutto questo anno possibile che nessuno abbia pensato a riorganizzarsi? Chi l’avrebbe mai detto che potessero servire posti letto aggiuntivi o che il cittadino positivo, con febbre alta e dolori in tutto il corpo, abbia bisogno perlomeno di un contatto con l’Asp?».

Marco non ha neppure fatto il tampone molecolare perché l'Asp non ha provveduto a contattarlo neanche per sapere come sta e se ha bisogno di aiuto o supporto. «Ho scritto a tutte le Pec certificate, non rispondono ai medici né ai laboratori privati. Ho scritto anche all’Usca, al Comune di Rende, allo staff del commissario La Regina, ma tutto è stato inutile».

«Denuncerò tutti per interruzione di pubblico servizio»

Marco sta anche pensando di presentare una denuncia formale per interruzione di pubblico servizio. «Mi viene il dubbio che l’unico motivo plausibile nel non voler registrare i nuovi positivi possa essere quello di poter presentare dati migliori per poter passare in zona arancione».

C’è paura ma anche frustrazione perché il sistema che oggi dovrebbe funzionare come un orologio svizzero invece si è inceppato come un ferro vecchio. Se l’Asp non dispone il tampone molecolare e non ufficializza la malattia, non può neppure rilasciare il certificato di malattia che i pazienti devono presentare al datore di lavoro.

«I medici dicono che se la saturazione scende sotto i 95 bisogna rivolgersi al centro Covid, se possibile saltando Cosenza. Quale centro Covid? Come fa un cittadino a contattare un centro Covid della regione che non sia Cosenza, il cui non funzionamento sembra evidente per tutti, compresi i medici e forse gli stessi dirigenti?».

Giornalista
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