Aree periferiche

Crotone, viaggio nel quartiere Tufolo-Farina: tra disagi e discariche dismesse che inquinano ancora

VIDEO | Ventimila abitanti della città pitagorica, imbottigliati in una zona che può contare su un'unica arteria di collegamento e deve fare i conti con un ex discarica che brucia ancora a distanza di venti anni dalla sua chiusura

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di Procolo Guida
4 novembre 2022
15:38

Prosegue il nostro viaggio nelle aree periferiche della città. Dopo “San Francesco”, ecco come si vive al quartiere “Tufolo”: 20mila abitanti imbottigliati in un'unica arteria di collegamento, con una ex discarica che brucia ancora a venti anni dalla sua chiusura.

“…Fabbricando case
Popolari biservizi secondo il piano regolatore
Fabbricando case
Ci si sente vuoti dentro il cuore
Ci si sente vuoti dentro il cuore
Dopo vai dal confessore
E ti fai esorcizzare
Spendi per opere assistenziali
E per sciagure nazionali
E ti guadagni l'aldilà
E puoi morire in odore di santità…” (da “Fabbricando case” 1978 Rino Gaetano)


Era il 1978 quando Rino Gaetano, immortalato quest’anno da Jorit proprio ai “Trecento alloggi” di questa periferia che è stata denominata anche Crotone 2, scriveva questo profetico pezzo: Fabbricando case, parlando per la prima volta di Piano regolatore all’interno della canzone d’autore; e proprio in quegli anni, iniziava la costruzione di quello che è stato, almeno fino a fine anni 90, un dormitorio che “ospitava” anche l’unica discarica della città.

E Tufolo/Farina, fabbricando case e casermoni (pure mai usati come nel caso degli alloggi e caserma dei carabinieri, finite negli anni 2000 e mai usati), “ospita” oggi più di 20.000 abitanti della città pitagorica. Ma quanto è sregolata questa continua ed ininterrotta fabbricazione, l'abbiamo chiesto al Presidente del Comitato di Quartiere Tufolo/Farina Alfonso Gaetano: «Basta considerare l’imbottigliamento del traffico, che, ogni mattina per essere decongestionato ci vogliono dall’ora all’ora e mezzo e che segna un quartiere ingrandito a dismisura e senza alcuna programmazione se non quella della cementificazione capillare, porta con se scarichi fognari a cielo aperto e servizi per i rifiuti solo su strada che si possono “registrare” solo sulle bollette».

E con questi problemi di congestione traffico, senza trasporto scolastico, il Comune annuncia, lo scorso 28 ottobre, che il «metano è finalmente realtà per i residenti del Quartiere Farina perché Italgas, in collaborazione con il Comune di Crotone, ha messo in esercizio un primo tratto di 2.254 metri di rete a servizio del territorio». I Trecento alloggi, prime case popolari di metà anni 80 che ospitano ora la gigantografia di Rino, non hanno un piano di adeguamento sicurezza; l’Isola Ecologica (una delle due uniche della città), non ha un progetto di autosufficienza gestionale tanto che è spesso chiusa e stracolma di rifiuti che arrivano fino alla dirimpettaia sede della Croce Rossa, soprattutto nel periodo pandemico quando fu punto vaccinale strategico, viste le due crisi di raccolta rifiuti (settembre 2021 e gennaio 2022) in piena querelle con la Regione Calabria che nell’attuale discarica di Columbra (quella fronte SS 106), ha portato rifiuti da tre quarti degli altri territori fuori provincia.

Altro punto nevralgico è la postazione Asp per tanti anni è stato Centro di salute mentale e postazione visite per valutazioni invalidità (ed altro centro vaccinale…) sta ora diventando ambulatorio ma sempre con un piazzale che il Piano Versace individuava come zona a rischio alluvioni.

Ad Alfonso Gaetano abbiamo quindi anche chiesto come sono andate a finire le altre denunce del Comitato, almeno quelle degli ultimi due anni, relative soprattutto agli scarichi fognari e le ripetute interruzioni di servizio idrico ed il calcolo delle bollette dei rifiuti.

«Ci siamo autoregolamentati ad una sollecitazione alla politica misurata e circostanziata; tutte le reti idriche sono sottodimensionate e gli scarichi fognari a cielo aperto puntualmente denunciati; eppure le tariffe sull’acqua sembra che consumiamo champagne e paghiamo, sui rifiuti, servizi che non abbiamo nemmeno immaginato di poter avere».

Ma a proposito di rifiuti, sta “riscoppiando” una bomba, nelle ultime settimane: l’ex discarica della città, proprio qui a Farina, sta registrando una serie di ripetute autocombustioni; un incendio, in particolare quello del 9 settembre scorso, tra tanti, è divampato, mettendo in pericolo i container di percolato, ed ha “rilasciato” sull’intera città fumi tossici su cui, solo tra ieri ed oggi, si certificheranno i dati di inquinamento reali(?). Una bomba ad orologeria che da quando l’allora commissario regionale per l’emergenza rifiuti ha decretato, nel mese di febbraio del 2000, la chiusura di questa discarica comunale di Farina che sino a quel momento aveva raccolto la spazzatura di Crotone è diventata oggetto di promesse di bonifica e/o messa in sicurezza che ha fatto “esorcizzare a spendere per opere assistenziali” soldi, “visti”, solo nelle campagne elettorali.

Eppure sotto un terreno che non risulta nemmeno pubblico, ci sono settant’anni di inquinamento del sottosuolo, dell’aria e delle acque. Settant’anni di attività industriale, di lavoro garantito, di crescita economica e di un benessere scomparso con la dismissione delle fabbriche. Se però la ricchezza e il lavoro ad essa connesso sono, oggi, soltanto un lontano miraggio di un tempo ormai passato, i veleni prodotti dall’industria pesante sono rimasti esattamente al loro posto. Qui, abbiamo chiesto sempre al Presidente del Comitato di Quartiere Gaetano, ci sono anche i fanghi della cruenta alluvione del 1996? «Si ed a distanza di più di 20 anni dalla chiusura di questa bomba in pieno centro città, non sappiamo nemmeno se la proprietà è pubblica o privata; le denunce degli incendi li abbiamo dovute fare noi e ciò che abbiamo respirato per giorni visto che sono rimasti focolai, dopo l’intervento dei Vigili del Fuoco, se non è diossina, cos’è? Chi ce lo dice? Che qualità della salute stiamo respirando?».

Più di 20 anni di omissioni e ritardi che si intrecciano, nella città pitagorica, a responsabilità politiche e interessi che hanno e stanno “animando” anche vicende giudiziarie, alcune ancora aperte ma che mai, fino ad ora, hanno acclarato responsabilità rispetto a quanto accaduto. Nel frattempo non solo la popolazione continua a vivere, lavorare e mangiare su un territorio certamente gravemente inquinato, ma che, altrettanto certamente, non è possibile ancora sapere quanto l’emergenza ambientale, incida su tumori, allergie, malattie respiratorie.

A tutto ciò si aggiunga la volontà espressa dalla Regione di aprire una nuova discarica a Santa Marina di Scandale, comune limitrofo (decreto dirigenziale n.8403 per 400 mila metri cubi), e una futura discarica di tenorm nel quartiere Gesù, uno tra i più popolosi della città. Ma ciò che rimane fermo è il progetto monitorato di "Messa in sicurezza/bonifica della discarica in località Tufolo -Farina", progetto che rientra nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione relativo alla programmazione 2014-2020. Il soggetto programmatore è il Ministero (MATTM), l’attuatore è il Comune di Crotone e beneficiario la Regione Calabria. Il costo pubblico del progetto ammonta a 10 milioni di euro così suddivisi: fondo di rotazione pari a 5.482.146 e fondo per lo Sviluppo e la Coesione di 4.517.854. Il progetto prevedeva l’analisi di rischio sito specifica, il progetto di fattibilità tecnica ed economica, l’esecuzione dei lavori per la messa in sicurezza permanente/bonifica dell’ex discarica. L’inizio previsto era stabilito per il 1 Ottobre del 2020, eppure allo stato attuale, il progetto risulta essere non avviato.

Ed a questo si riferisce la nota ricevuta dal sindaco Voce che recita testualmente così: «L'amministrazione ha da subito attenzionato, attraverso i tecnici dell'ufficio ambiente, l'ex discarica di Farina, a seguito di una serie di incendi, probabilmente dolosi, che avevano creato dei "bracieri" che sono stati spenti attraverso l'intervento dei vigili del Fuoco. Dopo una serie di sopralluoghi congiunti anche con i tecnici dell'Arpacal, l'amministrazione ha poi commissionato ad una ditta esterna la definitiva messa in sicurezza della zona. Nel contempo è stato verificato che, al di là dell'aspetto del fumo che si levava dalla stessa, che naturalmente destava preoccupazione dei residenti, non c'era nessun tipo di pericolo per la salute dei cittadini. Allo stesso tempo è stato presentato alla Regione il progetto definitivo per la bonifica dell'area di cui esiste già un finanziamento»

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