Dal giudice Valea rinvii e camere di consiglio saltate: il modus operandi sotto inchiesta

Il Gip del Tribunale di Salerno tratteggia un atteggiamento di sostanziale infedeltà alla funzione pubblica. I colleghi redigono due relazioni per confermare le accuse nei confronti del magistrato

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di Luana  Costa
14 luglio 2021
14:06

Itaca Free Boat, Stammer, Stige sono alcuni dei procedimenti finiti nel mirino della Procura di Salerno e che sono costati la sospensione di un anno dal pubblico ufficio di magistrato a Giuseppe Valea, ex presidente della seconda sezione penale, Riesame e misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro.

Divieto di dimora

La richiesta avanzata dai pm di Salerno era quella del divieto di dimora nelle regione Calabria e Lombardia, dove da poco il magistrato era stato trasferito dal Csm in qualità di giudice del Tribunale di Milano ma secondo il Gip del Tribunale di Salerno l'applicazione di tale misura avrebbe limitato eccessivamente la libertà personale del'indagato «essendo il suo profilo di pericolosità limitato all'esercizio della funzione giudiziaria». 


L'accusa

Falsità ideologica è il reato ipotizzato nei confronti di Giuseppe Valea poiché nell'esercizio delle sue funzioni avrebbe falsamente attestato lo svolgimento delle camere di consiglio, depositando poi provvedimenti e motivazioni senza la consultazione e la partecipazione degli altri componenti del collegio. Le accuse nei confronti del magistrato sono condensate in due distinte relazioni firmate da altri magistrati in servizio nel Tribunale di Catanzaro e all'epoca dei fatti applicati alla seconda sezione penale del Riesame.

Infedeltà alla funzione pubblica

La prima di gennaio e la seconda di marzo inoltrata dal presidente del Tribunale, Rodolfo Palermo, alla Procura di Salerno con le contestazioni riguardanti un modus operandi definito dal Gip «sintomatico di un atteggiamento di sostanziale infedeltà alla funzione pubblica esercitata secondo una impostazione personalistica ed accentrata». «Emergevano criticità - si legge nell'ordinanza di applicazione della misura cautelare - nei poteri attribuiti al presidente di sezione nell'assegnazione dei procedimenti, criticità accentuate allorquando le udienze venivano differite su richiesta dei difensori che consentivano di appurare che Valea, in qualità di presidente della sezione, si autonominava relatore di determinate procedure a seguito di rinvii finalizzati evidentemente a garantire che queste avvenisse ad opera di un collegio presiduto da se stesso».

Rinvii e autonomine

In particolare, «la Procura della Repubblica di Catanzaro aveva segnalato al Consiglio giudiziario i rischi connessi ad un simile modo di procedere indicando a titolo esemplificativo due ricorsi riguardanti due coindagati nel medesimo procedimenti per il reato di associazione mafiosa entrambi inizialmente assegnati allo stesso collegio del quale Valea non faceva parte ma successivamente decisi in diversa composizione stavolta con Valea a presiedere a seguito dell'accoglimento per uno dei due imputati - difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Tiziano Saporito - dell'istanza difensiva».

Itaca Free Boat a Genesi

Sono complessivamente sette gli episodi ricostruiti dalla Procura di Salerno, due dei quali riferibili al procedimento Itaca Free Boat che vede coinvolto Antonio Saraco, padre di Francesco Saraco, avvocato già condannato in primo grado dal Tribunale di Salerno ad un anno e otto mesi di reclusione per il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con l'ex presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro, Marco Petrini. I procedimenti a carico della famiglia Saraco era già finiti nell'inchiesta Genesi che aveva ipotizzato un giro di corruzione negli uffici giudiziari catanzaresi. 

Le camere di consiglio

Lo stesso procedimento finisce anche nell'inchiesta della Procura di Salerno, in ordine ai provvedimenti assunti da Giuseppe Valea depositati nel dicembre del 2020 mentre la data dello svolgimento della camera di consiglio risulta essere stata svolta nell'ottobre del 2018. Proprio per ricostruire la vicenda sono stati ascoltati alcuni magistrati i quali hanno confermato di non aver mai partecipato alla camera di consiglio. Il deposito delle motivazioni «apprese dalla stampa» aveva provocato «allarme e sorpresa» nei componenti del collegio che decidevano così di segnalare la circostanza al presidente del Tribunale. 

Stammer

Nel mirino della Procura di Salerno anche la revoca delle misure cautelari di due indagati nel procedimento Stammer. Un ricorso deciso e depositato da Giuseppe Valea «senza lo svolgimento della camera di consiglio». In questo caso a mettere nero su bianco le accuse è una componente a latere del collegio, incaricata di decidere sul ricorso di un altro indagato con analoga posizione cautelare. Il magistrato riferisce «Io mi accorsi del deposito del provvedimento da parte del dottor Valea senza svolgimento della camera di consiglio perchè dovendo poi decidere la posizione di un altro imputato rilevai che vi era stata tale scarcerazione disposta, appunto dal dottor Valea senza che ui ne avesse discusso con il collegio».

Anomalia

«La decisione di Valea ancorchè non mi vincolasse, influenzava comunque la mia decisione trattandosi di coimputati. Inoltre, la cosa che mi sconvolse fu che lui aveva deciso una posizione in assoluta autonomia senza parlare con noi dei collegio. Io successivamente affrontai a voce il dottor Valea facendo rilevare tale anomalia. Il dottor Valea si giustificò "bofonchiando dicendo che forse gli era sfuggito di parlarmene e che forse ne aveva parlato con l'altro componente del collegio"». Altre segnalazioni erano poi pervenute al presidente del Tribunale di Catanzaro. 

Katarion

«In data 30 marzo 2021 alcuni magistrati apprendevano che il giorno precedente erano stati depositati tre dispositivi relativi a procedimenti trattati nel corso di una udienza celebrata in data 25 marzo relativi alle posizioni cautelari di tre indagati nel procedimento Katarion condotta dalla locale Dda. I magistrati nel pomeriggio del 30 marzo dopo l'arrivo di Valea avevano chiesto le ragioni per la quale i dispositivi relativi agli indagati non fossero stati oggetto di discussione collegiale prima del deposito del provvedimento; il presidente del collegio si era scusato asserendo di aver dimenticato che la camera di consiglio doveva essere completata con la discussione di quei tre ricorsi».

Giornalista
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