De Masi: «La mia speranza per il Paese, oltre l'emergenza Covid-19»

L'imprenditore: «Non possiamo consentire che questo dramma porti nostri concittadini alla fame». E ai calabresi: «Facciamo emergere la nostra dignità, sconfiggiamo il virus e combattiamo i mafiosi»

30 marzo 2020
19:17
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*di Antonino De Masi

 

Guardando i media internazionali comprendo bene che oggi, tutti noi cittadini del mondo, stiamo vivendo e scrivendo pagine che saranno immortalate nei libri di storia. Mi vengono in mente i racconti dei nostri anziani quando ci rappresentavano i drammi del dopo guerra, mi vengono in mente le immagini storiche di distruzioni e fame. quel dopoguerra con la relativa ricostruzione sono immortalate non solo nei racconti e non solo come fatti storici, ma nel caso dell’Italia come il “miracolo” del boom economico che dalla ricostruzione, da quelle macerie, è divenuta una delle maggiori potenze economiche mondiali. Immagini e racconti che noi oggi analizziamo e che hanno visto emergere figure eroiche, positive di uomini e donne con grande dignità, così come ci hanno anche lasciato immagini e figure di segno diverso di cui vergognarsi.  La storia ed i ricordi ci hanno impresso da un lato il dramma della distruzione della fame e poi la ricostruzione, la rinascita e con gli uomini che nella loro positività o negatività hanno contrassegnato quei momenti.

 

Oggi stiamo riattraversando, con le dovute differenze un periodo del genere, la morte, il male, un nuovo nemico (il virus) ed il cambio della nostra vita quotidiana, delle nostre abitudini e stili di vita. Il blocco, il fermo del paese, l’isolamento ed il crollo dell’economia con l’emersione di tante criticità e povertà.  Una crisi economica, sociale ed umana senza precedenti. L’Italia con le sue diversità (nord e sud) rischia di uscirne provata e forse in parte distrutta.  

 

Noi tutti siamo chiamati a fare la nostra parte ad essere attori protagonisti del presente con i suoi drammi e sacrifici e del prossimo futuro con la sperata rinascita. Noi tutti quindi abbiamo ed avremo un rigo, una pagina, nel libro della storia del nostro Paese e delle future generazioni. Dobbiamo solo capire e valutare da quale parte vogliamo stare.

 

Abbiamo dei riferimenti storici del passato, vogliamo essere coloro i quali si “girano le maniche” e con dignità sacrificio fanno l’impossibile, come stanno facendo i medici gli infermieri e tanti altri, per lottare e mettere al centro della propria quotidianità il “prossimo”, l’aiuto verso tutti? Vogliamo combattere, lottare e fare la nostra parte, aldilà di quello che gli altri potranno fare per noi?  Oppure vogliamo rivendicare, anche legittimi diritti, e stare a guardare? Vogliamo lamentarci accusando il tizio ed il caio e non fare nulla, avallando anche forme di sciacallaggio del bene e dell’interesse pubblico?

 

In questo contesto il nostro ruolo, la nostra funzione è determinante, lo è per noi, ma lo sarà per i nostri figli, per quello che lasceremo loro dopo di noi. Possiamo uscirne migliori da questo dramma, ma tutto dipende da noi.

Facciamo emergere la positività dei calabresi, la dignità dei nostri uomini e donne che con sacrifici, in passato hanno dato lustro alla nostra terra, marginalizziamo ed isoliamo il brutto ed i portatori di male. Abbiamo davanti a noi momenti difficili e certamente non possono ancora essere aggravati dai criminali che già di suo hanno ridotto questa terra alla disperazione. Facciamo ripartire le nostre speranze da questo, ricostruiamo la nostra terra, la nostra civiltà con le nostre mani e con i nostri valori, sconfiggiamo il male, il virus e sconfiggiamo il demonio che si è impossessato degli uomini così detti mafiosi o del disonore, isolandoli e combattendoli.  

Questa è la mia preghiera, stabiliamo da quale parte della storia vogliamo essere, perché in ogni caso questi tempi, questi fatti, questo presente saranno ricordati per le future generazioni.

 

Nel 21° secolo non possiamo, noi italiani con la nostra civiltà e la nostra storia, permetterci di lasciare indietro nessuno, non possiamo assolutamente consentire che questo dramma porti nostri concittadini alla fame a non poter garantire la sopravvivenza dei propri figli. Questa è dal mio punto di vista una priorità che non può essere sottovalutata. Bene ha fatto il governo, con rapidità a dare risposte e spero che si possa fare anche di più. Mi permetto sul punto a richiamare la solidarietà di ognuno di noi, oggi forse è prioritario dare il cibo agli affamati a chi ne ha bisogno, rispetto ad altre attività. Prestiamo attenzione se gli interventi del governo non sono sufficienti, facciamo tutti noi la nostra parte per garantire cibo e materiale di prima necessità a tutti; lo dobbiamo a noi stessi ed alla nostra storia.

 

Nelle prossime settimane forse si riuscirà a vedere una luce in fondo al tunnel, e si potrà avere la speranza che il sistema paese riparta. In questa speranza però, dal mio punto di vista, emergeranno due realtà, il nord Italia che aveva ed ha un sistema produttivo e sociale, molto performante, era ed è una macchina da corsa che competeva e vinceva nei mercati del mondo e che va tutelata e rafforzata. La crisi del covid-19 ha fatto sì che la “macchina” produttiva venisse stoppata in attesa di tempi migliori. Appena possibile questa “macchina” sarà avviata e ritornerà ad essere vincente e performante, con gli adeguanti e dovuti interventi dello Stato.

Il sud Italia e la Calabria in particolare avevano un sistema produttivo che stentava, non in condizione di essere performante ed autosufficiente, era come un “vecchio motore” che sbuffava e che sperava di andare a regime. Una volta fermato questo motore avrà maggiori difficoltà ad essere riavviato ed avrà ancora maggiori difficoltà nell’andare a regime, rischiando che si inceppi e non parta più.

 

Da quello che leggo si sta immaginando, così come fatto nella crisi del 1929 in America, di immettere grandi quantità di soldi sul sistema paese per incentivare i consumi e far ripartire l’economia. Certamente questa sarà la giusta chiave per una buona parte del paese, mentre darà meno benefici al sistema produttivo del sud.  Stimolare i consumi significa dare ossigeno alla produzione che per buona parte è al nord Italia, ma come e cosa fare per dare le giuste ricadute all’economia del sud? Economia che si basa su pilastri importanti, il turismo e agricoltura con i suoi indotti, ed in questi contesti certamente per i prossimi 6/12 mesi i flussi turistici saranno azzerati ed il valore dei prodotti agricoli continuerà a non garantire sostegno, cosa fare e come fare quindi?

 

Credo sia improcrastinabile il momento di rendere competitivo ed omogeneo tutto il nostro paese, dal nord al sud, facendo, ora e subito, quello che su più larga scala hanno fatto altri paesi (la Germania con la coesione tra l’est e l’ovest e la Cina). Certamente abbiamo divorato fiumi di soldi pubblici in passato per questo obbiettivo, dalla cassa per il mezzogiorno in avanti, senza mai riuscire in ciò, ma oggi questa è una priorità del Paese. Non è accettabile avere un pezzo d’Italia che non ha infrastrutture primarie ed un sistema economico e produttivo non all’altezza.   

Certamente il Paese Italia oggi non può più permettersi dispendio e sperpero di soldi pubblici, come non può aspettare decenni per omogenizzare il paese, la forbice economica e sociale, così come avvenuto, si aprirà ancora di più ed in modo irreversibile.

 

Io credo che partendo da questa emergenza e dalla necessaria ricostruzione vi possono essere due linee su cui muoversi. La prima è quella di avviare un piano infrastrutturale serio ben definito nei tempi che ha come obbiettivo l’adeguamento infrastrutturale del sud (credo come ho avuto modo di leggere che il Governo avvierà un massiccio piano di investimenti infrastrutturali in tutto il paese). La seconda linea che può dare l’innesco rapido ad una crescita economica è “un compensatore fiscale”. Si tratta di consentire a parte del Paese in ritardo di sviluppo di avere un regime fiscale di vantaggio, tale strumento, dal mio punto di vista genererà due ricadute, la prima renderà competitive le aziende, anche in presenza di “gap infrastrutturali” generando anche nuovi insediamenti, figli appunto dalla convenienza fiscale e la seconda opportunità sarà quella dell’emersione dell’economia sommersa. 

Questi elementi con una forte politica di controllo del territorio per garantire legalità e marginalizzare il potere mafioso, certamente potrà innescare al sud quel cambiamento, quella rivoluzione che potrebbe generare un nuovo boom economico.

 

Nella mia vita ho sempre combattuto, anche davanti ad ogni forma di aggressione, non mi sono mai arreso e proprio per questa mia determinazione sto cercando di fare la mia parte, per quello che posso e con i miei limiti. Vorrei organizzare su questi temi un momento di incontro di confronto con gli esperti per individuare le giuste soluzione per il bene della mia terra e del mio paese, l’Italia.

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