Omicidio a Paterno, l'omicida: «Volevo solo spaventare mio zio, non ucciderlo»

VIDEO | I due erano da qualche tempo in contrasto per una vicenda giudiziaria legata ad un disboscamento. Il giovane avrebbe sparato per intimidire il congiunto mentre questi lo minacciava con un'ascia

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di Salvatore Bruno
9 aprile 2019
13:13

Voleva sparare solo per spaventarlo, invece ha colpito lo zio Angelo in pieno volto, uccidendolo con una Beretta calibro 9x21 legalmente detenuta, con la quale Salvatore Presta si esercitava al tiro a segno. L’omicidio si è consumato nelle campagne di contrada Pugliano, nel comune di Paterno Calabro, proprio su quel terreno causa dei contrasti che avevano incrinato il forte legame familiare esistente tra la vittima e il suo assassino.

Contrasti a causa di una vicenda giudiziaria

I due condividevano la titolarità di un’azienda di legname. In quell’area avevano operato un disboscamento. I carabinieri forestali però, avevano rilevato alcune irregolarità e per loro si era aperto un procedimento penale. Angelo Presta, 54 anni, attribuiva al nipote la colpa di quella vicenda giudiziaria. La mattina dell'otto aprile si è consumato l’ennesimo litigio. Secondo quanto raccontato dall’omicida, nell’interrogatorio reso davanti al magistrato di turno Domenico Frascino ed al comandante della compagnia dei carabinieri di Cosenza Giuseppe Merola, lo zio, al culmine dell’ennesima lite, avrebbe afferrato un’ascia dalla propria auto, brandendola contro il nipote. Questi allora, prima avrebbe tentato di allontanarsi a bordo del suo veicolo, poi però, poiché lo zio gli sbarrava la strada, avrebbe afferrato la pistola dal cassetto portaoggetti per esplodere un colpo in aria. Ma nella concitazione, i proiettili hanno centrato il congiunto.

La scelta di costituirsi

Dopo aver vagato senza meta per qualche ora, il 35enne si è costituito ai militari della stazione di Dipignano. La ricostruzione adesso è al vaglio degli inquirenti. Salvatore Presta, sposato senza figli, frequentava regolarmente la casa che lo zio Angelo, celibe, fratello del padre, condivideva con i genitori, nonni del ragazzo. Il giovane, nei cui confronti è scattato un provvedimento di fermo, è rinchiuso nel carcere di Cosenza. 


Domani, 10 aprile, si terrà l'udienza di convalida. La difesa, rappresentata dall'avvocato Rossana Cribari, chiederà una misura cautelare meno afflittiva rispetto alla custodia in carcere in considerazione del fatto che il giovane ha confessato e non ha precedenti penali.

 

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