Omicidio dell'avvocato Pagliuso, la sorella fiduciosa: «Si farà giustizia»

VIDEO | La sorella del penalista ucciso a Lamezia Terme il 9 agosto 2016 commenta gli sviluppi nelle indagini. Due avvocati sono stati indagati, a partire proprio dalle investigazioni fatte relativamente al delitto, con le accuse di favoreggiamento e minacce

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di Tiziana Bagnato
28 settembre 2018
15:27

«Non ho mai avuto dubbi sul fatto che le indagini andassero avanti. Mai, in nessun momento di questi 25 mesi e 19 giorni. Si arriverà alla verità su mio fratello. Certamente questi step nelle indagini per me e la famiglia non sono semplici da affrontare, ma siamo certi che giustizia sarà fatta e sarà fatta così come lui si aspetta». Antonella Pagliuso, sorella dell’avvocato Francesco, giovane penalista di successo ucciso la sera del nove agosto 2016 a Lamezia Terme, commenta così quanto accaduto nelle ultime ore, quei due avvisi di conclusione indagine recapitati a due professionisti del foro lametino, due avvocati, e derivati proprio dalle indagini sul delitto.

 


Per loro le accuse sono di favoreggiamento nei confronti di un latitante e minacce. A finire nel mirino della Dda sono stati Antonio Larussa e Tullia Pallone. Le accuse a loro carico non sarebbero legate in modo diretto all’omicidio, ma sarebbero state le investigazioni fatte in questo contesto e le testimonianze raccolte a fare emergere a loro carico le ipotesi di reato. In particolare, Larussa avrebbe favorito la latitanza di Daniele Scalise, ucciso poi nel 2014. Un’accusa quella che pende sull’avvocato attualmente non considerata in relazione con l’omicidio. Il legale avrebbe invitato Pagliuso nel proprio studio facendogli trovare proprio il latitante intenzionato a recriminare al penalista di avere assunto la difesa di Domenico e Giovanni Mezzatesta nel processo per il duplice omicidio di Decollatura. Un faccia a faccia organizzato senza preavvertire Pagliuso che, trovatosi di fronte il ricercato, avrebbe abbandonato lo studio. C’è poi l’ipotesi di minacce. Queste sarebbe state rivolte da Larussa a Pagliuso molti anni prima del delitto. Il secondo legale indagato è Tullia Pallone che deve rispondere solo di favoreggiamento.


Nell’ordinanza legata all’arresto di Marco Gallo, il trentatreenne accusato di essere l’esecutore materiale dell’uccisione si legge: «In un’occasione Scalise Daniele, nel periodo della latitanza, vissuta tra la primavera del 2012 e quella del 2013, aveva incontrato l'avvocato Pagliuso presso lo studio legale dell'avvocato Antonio Larussa, su esplicita richiesta di quest'ultimo poiché difensore di Scalise Daniele e in confidenza con la famiglia dello stesso. Giunto in loco il Pagliuso, incontrando anche Scalise Daniele aveva manifestato apertamente tutto il proprio disaccordo per le modalità con cui era avvenuto tale appuntamento, ragion per cui decideva di abbandonare lo studio legale facendo presente la propria indisponibilità al colloquio con i dueProseguendo nel narrato – si legge ancora - la Pagliuso raccontava che qualche tempo dopo, sempre durante la latitanza di Scalise Daniele, il fratello era stato condotto da Scalise Pino in un bosco laddove ad aspettarli c'erano Vescio Giovanni, Iannazzo Francesco e Scalise Daniele, la donna non ricordava se all'appuntamento fosse presente anche l'avvocato Larussa. Nel corso dell'incontro, il fratello veniva aggredito  senza specificare le modalità e minacciato dai suoi interlocutori poiché accusato di non aver difeso in maniera adeguata Scalise Daniele nell'ambito di alcuni procedimenti che lo vedevano coinvolto. Da quanto poi le aveva raccontato il fratello, solo l'intervento di Scalise Pino, padre di Daniele, aveva scongiurato ben più gravi conseguenze alla sua persona poiché in tale circostanza aveva assunto le sue difese».


Gli investigatori intanto vanno avanti a tutta dritta per ricostruire la complessità di quegli elementi che avrebbero animato il contesto in cui l’omicidio, inteso probabilmente come azione punitiva, avrebbe preso forma. Le testimonianze raccolte hanno disegnato infatti un contesto estremamente articolato del quale Marco Gallo, attualmente in carcere con l’accusa di avere sparato a Pagliuso, sarebbe solo l’ultima ruota del carro.

Giornalista
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