«Mia figlia disabile ignorata», una mamma denuncia gli insegnanti

Teatro della vicenda la stessa scuola di Catanzaro balzata agli onori delle cronache per l’episodio che ha visto coinvolto un ragazzino lasciato da solo in classe mentre i compagni erano andati in gita

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di Rossella  Galati
13 giugno 2019
18:54
Foto di repertorio
Foto di repertorio

Un trattamento inidoneo, discriminante e di totale indifferenza è quello che sarebbe stato riservato ad una ragazzina catanzarese affetta da una grave disabilità da parte dei suoi due insegnanti di sostegno. Una circostanza che ha fatto scattare la querela da parte della mamma di Lucia (nome di fantasia della minore), assistita dal legale Antonello Talerico. Teatro della vicenda la stessa scuola di Catanzaro balzata agli onori delle cronache per l’episodio che ha visto coinvolto un ragazzino disabile lasciato da solo in classe mentre i compagni erano andati in gita. In questo caso le discriminazioni sarebbero partite già all’inizio dell’anno scolastico. Episodi non isolati quindi ma che si sarebbero ripetuti nel tempo. Pare infatti che Lucia venisse abbandonata da sola in una stanza senza essere coinvolta nelle attività scolastiche. A lei nessuna attività ludico ricreativa era concessa né tantomeno le veniva dato da mangiare. Secondo quanto si apprende i docenti che avrebbero dovuto prendersi cura di lei dalle 9.00 alle 13.00, la collocavano in un angolo mentre si occupavano di tutt’altro.

Costretta a rimanere seduta per ore

E ancora, la bambina non veniva aiutata nemmeno a deambulare, anzi era costretta a rimanere seduta su una sedia per ore aggravando così il suo malessere. «Capitava di trovare la bimba sbavata fino ai pantaloni tanto che risultavano bagnati -  dice la madre -. In occasione di una recita mia figlia veniva collocata in un angolo come mera spettatrice, soffrendo per tale atto discriminatorio. Ogni volta che mi recavo a scuola senza alcun avviso o prima dell’orario di uscita – aggiunge -  trovavo la bambina da sola, fuori dalla classe in compagnia dei due professori impegnati al computer». Fatti questi che la mamma di Lucia aveva più volte denunciato alla dirigente scolastica senza però sortire alcun effetto. E come se non bastasse, il Gruppo Interno Operativo, istituito per l’assistenza di base ad alunni con handicap, al fine di facilitare la comunicazione con la minore, aveva prescritto ai due docenti determinati esercizi da svolgere insieme a Lucia, i cosiddetti Pecs (sistema di comunicazione mediante scambio per immagini) indispensabili per consentirle di comunicare e manifestare i propri bisogni come ad esempio quello di bere (più volte la bambina arrivava a casa assetata). Ma anche in questo caso i due docenti avrebbero ignorato totalmente lo svolgimento degli esercizi e le reali necessità di Lucia, costringendola a sopportare una condizione di emarginazione assoluta  in una struttura che dovrebbe invece curarne l’inserimento sociale ed emotivo.

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