Dl Rilancio, la regolarizzazione miope e la rivolta dei braccianti: il 21 maggio lo sciopero degli invisibili

L'Usb chiama alla mobilitazione contro i limiti previsti dal nuovo provvedimento del governo. «Esclude le persone rese clandestine da Salvini»

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di Alessia Candito
15 maggio 2020
17:33

A forza di paletti, distinguo e limiti, la montagna delle promesse di regolarizzazione ha partorito solo un decretino, che finisce per tagliare fuori la maggior parte dei braccianti migranti. Per questo il prossimo 21 maggio sarà sciopero.

L'appello allo sciopero di Aboubakar Soumahoro

«Contestiamo – spiega il sindacalista dell’Usb Aboubakar Soumahoro, con un video pubblicato su Facebook – che la regolarizzazione sia riservata a chi ha un permesso di soggiorno scaduto dall’ottobre 2019, escludendo di fatto gran parte delle vittime dei decreti sicurezza tuttora in vigore. Contestiamo il fatto che il permesso di soggiorno sia subordinato ad un contratto di lavoro perché rende ricattabili i lavoratori, rendendoli vulnerabili ad ogni forma di sfruttamento perché la Bossi Fini è ancora in vigore».

Ostaggio dei veti dell’ala destra dei Cinque Stelle, il governo ha finito per individuare solo due canali di regolarizzazione, che escludono chi di fatto da anni è e lavora in Italia.

I veti 5s e la regolarizzazione anoressica

Solo chi è irregolare dal 31 ottobre scorso può sperare nel “permesso di ricerca lavoro” semestrale previsto dal nuovo decreto e solo se l’impiego è in alcuni settori: agricoltura e pesca, servizi di cura e assistenza alla persona, lavoro domestico. Paletti che escludono ristorazione, edilizia, facchinaggio, cantieristica dove gli invisibili si contano a migliaia, al pari di qualsiasi prospettiva di mobilità sociale per i lavoratori stranieri già presenti nel Paese.

 

In più quelli che potranno accedere a questo canale sono pochissimi. Con l’introduzione dei decreti Sicurezza di Matteo Salvini e l’abolizione della protezione umanitaria, sono stati in molti a ritrovarsi in mano documenti diventati carta straccia. I più sono ripiombati nel limbo dei richiedenti asilo, senza neanche la possibilità di essere iscritti all’anagrafe – dunque senza residenza, né tessera sanitaria – e con un processo di regolarizzazione diventato un percorso a ostacoli.

Regolarizzazione o nuovi affari?

Il secondo binario – che prevede che il datore di lavoro possa “denunciare” di avere irregolarmente alle dipendenze lavoratori italiani o stranieri già presenti in Italia l’8 marzo 2020– rischia invece di trasformarsi in una straordinaria arma di ricatto per i braccianti, costretti ad accettare condizioni di lavoro pur di non perdere la possibilità di regolarizzazione.

Ignorato il problema sanitario

«Il decreto Rilancio – denuncia il dirigente Usb – contiene un provvedimento di regolarizzazione delle braccia e non della salute delle persone». In effetti, in nulla le norme sulla regolarizzazione contenute nel nuovo decreto rischiano di incidere sulla vita dell’esercito di lavoratori costretti di giorno a spaccarsi la schiena nei campi e di notte a tornare in ghetti e baraccopoli. Ignorati da istituzioni locali e nazionali, anche in tempi di coronavirus, sono stati costretti a vivere in assembramenti di fatto, spesso senza né acqua corrente, né luce, né servizi.

Un problema di emergenza sanitaria, denunciano dal sindacato, che il governo continua ad ignorare.

Le proposte (ignorate) dell'Usb


«Avevamo chiesto il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, convertibile per attività lavorativa, che permetta di iscriversi all'anagrafe e di avere un medico di base, e non esponga i lavoratori al ricatto di piccoli e grandi padroncini, pur di avere i documenti» spiegano dal sindacato. «Se si vuole sconfiggere il caporalato, non si può vincolare il permesso di soggiorno ad un contratto di lavoro, perché già in passato abbiamo visto a quali degenerazioni, inclusa la compravendita di finti contratti, possa portare» ha detto il sindacalista Usb Ruggero Marra, ai microfoni di Lacnews24.

L'eterna assente Gdo

Ma soprattutto, segnalano dal sindacato, il governo continua ad ignorare il principale problema della filiera, schiacciata dai prezzi imposti dalla grande distribuzione. «Per questi motivi – si legge in una nota diramata da Usb Lavoro Agricolo- proclamiamo per il 21 maggio lo sciopero degli invisibili, che chiedono solidarietà ai contadini/agricoltori schiacciati dai giganti della GDO e ai consumatori che hanno diritto a cibo eticamente sano. Perché è questo il punto: nelle campagne a mancare sono proprio i diritti degli agricoltori, dei contadini e dei braccianti, che siano italiani o no.

Giornalista
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