Domus Aurea, il titolare: «Contro di noi comportamenti persecutori, ora 50 lavoratori sono a casa»

VIDEO | A quasi un anno di distanza dal focolaio che portato alla morte di 27 anziani, De Santis rompe il silenzio: «Abbiamo ottenuto giustizia». Intanto le indagini della Procura vanno avanti per il reato di epidemia colposa

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di Luana  Costa
5 febbraio 2021
14:49

«Noi abbiamo ottenuto giustizia». A quasi un anno di distanza dal focolaio epidemico della Domus Aurea, costata la vita a 27 ospiti della residenza sanitaria assistenziale di Chiaravalle, è arrivato a definizione il primo filone scaturito dal tragico contagio: quello amministrativo. Il Consiglio di Stato ha infatti annullato gli atti adottati dall'Asp di Catanzaro l'1 aprile del 2020 di avvio della procedura di revoca dell'accredimento: secondo i giudici illegittima. 

Comportamenti persecutori

«Pertanto, chiedo la rimozione di questi vertici aziendali - attacca Domenico De Santis, titolare della società Salus, gestore della rsa - per i comportamenti persecutori che riceviamo da circa un anno e che sono stati reitarati in ogni modo». La procedura era stata avviata all'indomani di una ispezione nella struttura che aveva rilevato una situazione di grave compromissione. Da qui la diffida ad effetuare nuovi ricoveri. Dall'aprile dello scorso anno la Domus Aurea è chiusa.


Struttura chiusa

«Siamo poveri, cinquanta dipendenti sono senza lavoro e senza stipendio» ha proseguito il titolare. Secondo, i giudici amministrativi è da ritenersi illegittima la sospensione sine die di un'attività privata. Da quasi un anno l'istruttoria di revoca dell'accreditamento non risulta ancora conclusa. Domenico De Santis decide quindi di rompere il silenzio: «L'avvocato De Santis - dice - fino ad oggi è incensurato, non ha carichi pendenti e in questa fase nè lui nè il management della Salus risulta in nessun modo indagato».

Indagini in corso

Risultano infatti ancora in corso le indagini avviate dalla Procura di Catanzaro per il reato di epidemia colposa. Le investigazioni che mirano a far luce sulla catena di decessi provocati dal focolaio epidemico non sono però più contro ignoti. Risultano infatti le prime iscrizioni sul registro degli indagati per accertare le responsabilità sui ritardi nei soccorsi e nel trasferimento degli ospiti che necessitavano di cure intensive. 

Giornalista
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