Doping nelle palestre, Vincenzo Amuso morto per assunzione di anabolizzanti

VIDEO | L'inchiesta è partita dopo la morte del culturista taurianovese nel 2017. Le indagini hanno portato nel 2018 all'arresto di due degli odierni indagati per spaccio di farmaci proibiti

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di Redazione
24 febbraio 2020
15:24

È uno spaccato inquietante quello che emerge dalle carte dell’inchiesta “Ercole” condotta dai carabinieri di Taurianova e coordinata dalla procura di Palmi. Un’indagine che ha smantellato un ingente traffico di anabolizzanti in palestre e nelle competizioni sportive. Venti persone sono sotto indagine, 9 delle quali destinatarie di misura cautelare personale, migliaia di medicinali proibiti sequestrati dagli inquirenti. Al centro delle indagini, la morte di Vincenzo Amuso, il 40enne di Taurianova, assiduo frequentatore delle palestre morto nell'agosto 2017 ufficialmente per arresto cardiaco.

 

Arrestato un carabiniere

Gli indagati finiti agli arresti domiciliari sono Carmelo Gullì, 50enne reggino, preparatore atletico e sportivo, appuntato scelto dei carabinieri del ruolo forestale; Roberto Fazzari, 30enne polistenese, preparatore atletico e sportivo; Felice Crupi, 43enne di Laureana di Borrello, gestore di palestre e commerciante. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palmi, gli arresti  ha disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di Cristian Gianluca Garozzo, 45enne Catanese, commerciante; Krisztian D’Osualdo, 49enne ungherese, rappresentante commerciale; Roberto Pepe, 54 anni di Polistena, gestore di palestre, sportivo e preparatore atletico, Raffaele Amato, commerciante di 36 anni di Cinquefrondi e Giovanni Saccone, fiorentino di 27 anni. Giuseppe Foti, 26enne di Ferruzzano è sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

 

Il body builder morto

Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di commercio e somministrazione di sostanze anabolizzanti, farmaci stupefacenti e dopanti per alterare le prestazioni agonistiche, ricettazione, esercizio abusivo di professione. Nell’inchiesta è rimasto coinvolto anche un carabiniere della forestale, il reggino Carmelo Gullì che insieme al preparatore atletico Roberto Fazzari sono accusati della morte, conseguente a altro delitto, di Vincenzo Amuso, un body builder deceduto nel 2017 a 40 anni proprio per abuso di sostanze dopanti. “Con l’operazione di oggi – ha dichiarato il comandante della compagnia dei carabinieri di Taurianova – l’Arma ha dato una risposta alla famiglia e agli amici del 40enne morto nell’agosto 2017 per presunte cause naturali. L’inchiesta ha fatto luce su una fitta rete di soggetti che spacciavano farmaci e sostanze anabolizzanti a moltissimi atleti, sia amatoriali che professionisti”. Vincenzo Amuso morì nell'agosto 2017 e dopo alcune lettere anonime arrivate in procura, gli inquirenti aprirono un fascicolo a nome di ignoti e ordinarono la riesumazione del cadavere per effettuare l'autopsia. L'esame venne compiuto nell'ottobre 2017 e, oggi si scopre che le cause della sua morte deriverebbero dall'assunzione di sostanze dopante. 

 

Gli anabolizzanti in casa

L’inchiesta è partita proprio dalla decisione di riesumare il cadavere di Amuso, nell’ottobre 2017. Da qual momento, gli inquirenti hanno montato pezzo dopo pezzo l’inchiesta. Il primo a finire nella rete degli investigatori, nel marzo 2018, è Roberto Fazzari, arrestato mentre si recava all’ufficio postale con un pacco pieno di sostanze dopanti. Nella sua casa, i militari sequestrano oltre 500 confezioni di medicinali anabolizzanti. Subito dopo è il turno di Felice Crupi, finito nell’inchiesta di oggi, che denuncia due carabinieri per una presunta estorsione legata proprio all’indagine sul giro di doping. L’inchiesta a quel punto si allarga e lo spaccato che emerge è molto preoccupante: l’uso sconsiderato da parte di atleti amatoriali e professionisti di sostanze dopanti. “Gli atleti venivano incoraggiati – ha aggiunto il capitano Catizone – a consumare queste sostanze per migliorare il proprio aspetto fisico in breve tempo, sia le loro prestazioni nelle competizioni sportive”.

 

Il maxisequestro

Nell’operazione, durante la quale sono state eseguite anche diverse perquisizioni in Toscana, Calabria e Sicilia, è stata inoltre data esecuzione, unitamente a militari della Guardia di Finanza,  alla misura cautelare reale del sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di oltre 100.000 euro, riconducibili a due degli indagati, in quanto ritenuti frutto del commercio illecito, grazie agli accertamenti patrimoniali svolti dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Palmi.  

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