Da 20 giorni in mare, cacciati da tutti i porti e ora in quarantena a Gioia Tauro

L’odissea dell’equipaggio di una piccola barca a vela partita da La Spezia e diretta a Trieste prima dell’entrata in vigore dei divieti di spostamento: «Un incubo, ci hanno multato e mandati via da ogni regione»

di Francesco Altomonte
24 marzo 2020
18:33
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Una barca a vela è ferma da domenica al porto di Gioia Tauro e il suo equipaggio posto in quarantena dal sindaco Aldo Alessio. È una storia delle tante di questo primo scorcio di inizio del 2020, segnata come molte altre dall’emergenza coronavirus. I tre uomini a bordo sono stanchi per il peregrinare continuo da un porto all’altro, mandati via e trattati come appestati da quando sono entrati in vigore i decreti del Governo che limitano la possibilità di movimento.

Domenica scorsa hanno chiesto alla capitaneria di porto di Gioia Tauro di poter attraccare per le cattive condizioni metereologiche. La Guardia costiera ha dato il via libera, ma subito dopo ha avvertito il Comune della città del porto e, come primo atto, il sindaco Aldo Alessio ha imposto la quarantena obbligatoria ai tre uomini a bordo.

 

In "ostaggio" dal 3 marzo

«È una specie di incubo - racconta Franco Leonardi, skipper della barca a vela – anche se mentre glielo racconto mi viene da ridere. Siamo partiti dal porto di La Spezia il 3 marzo scorso. Un mio amico ha comprato la barca e mi ha chiesto se avessi potuto dargli una mano a portarla fino a Trieste». Naturalmente, il 3 marzo non erano entrati in vigore i decreti del Governo che limitavano la possibilità di muoversi.

 

Un copione inesorabile

«Già arrivati nei pressi di Livorno – continua Leonardi – siamo stati intercettati dalla guardia di finanza che ci ha fatto entrare in porto per farci la prima di una serie di multe, oltre a firmare l’autocertificazione».
Un copione che si ripete, inesorabile, in ogni porto della costa tirrenica in cui Leonardi, il proprietario della barca e l’altro marinaio a bordo sono approdati. «Ci hanno rifermato a Piombino, poi a Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto – aggiunge lo skipper – Anche in quei due porti ci hanno multato e fatto compilare l’autocertificazione».

 

«Caricate e andate via»

La tappa a Ostia per maltempo non riserva sorprese e da lì i tre veleggiano verso Ischia per fare carburante. «Anche in Campania – prosegue Leonardi – ci hanno accolto con una multa e la solita autocertificazione da compilare». Ripartiti decidono di fermarsi a Maratea per fare provviste. «Appena ormeggiati al pontile – spiega lo skipper - sono arrivati i vigili urbani: altro verbale. Abbiamo chiesto di poter fare rifornimento di viveri. Ci hanno risposto di sì: “basta che ve ne andiate subito dopo”. La sera dopo siamo arrivati a Vibo Valentia e, anche qui, la finanza ci ha bloccato e fatto il verbale».

La quarantena

La tappa a Gioia Tauro non era prevista, ma il maltempo ha spinto Leonardi e i suoi compagni di viaggio a chiedere un riparo sicuro alla capitanerie di porto.
«La guardia costiera ci ha fatto entrare – ha concluso lo skipper ligure – ma il giorno dopo ci è stato comunicato che dovevamo rimanere in quarantena sulla barca per ordine del sindaco. Ci restano ancora 10 giorni. Va bene, la prendo con filosofia, almeno qui sono tutti gentilissimi e ci stanno aiutando».

 

 

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