Sibaritide

Ex tribunale di Corigliano Rossano, politica sott’accusa: «Bugie e silenzio di fronte a un’anomalia di Stato»

VIDEO | Dopo l'approvazione dell'ampliamento del palazzo di giustizia di Castrovillari, nuova ondata di polemiche nella città jonica. La componente del Coordinamento nazionale dei tribunali soppressi Dora Mauro contesta l’inerzia di parlamentari del luogo e amministrazione comunale 

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di Matteo Lauria
16 febbraio 2022
15:14

Una proposta di legge per l’istituzione del nuovo tribunale di Corigliano Rossano, il ruolo della deputazione parlamentare e dell’amministrazione comunale sulla chiusura dell’ex tribunale di Corigliano Rossano, l’unico soppresso in Calabria nonostante sia il più grande centro per dimensioni demografiche dei trenta soppressi in tutt’Italia e della stessa provincia di Cosenza. A scatenare nuove polemiche la recente approvazione, in commissione urbanistica del Comune di Castrovillari, di ampliamento dell’attuale presidio giudiziario mediante la realizzazione di un corpo aggiuntivo, confermando di fatto l’eterna “bugia” secondo cui il tribunale di Castrovillari nel 2012 fosse ritenuto capiente a ospitare l’utenza jonica. Sono i punti ripresi, con grande rammarico, dalla componente del Coordinamento nazionale dei tribunali soppressi Dora Mauro, che sottolinea la continua e costante mortificazione subita dal territorio a cui, come contentino, viene assegnato l’Ufficio di prossimità, mentre piccoli comuni della stessa Calabria sono sedi di Tribunale (Paola, Castrovillari, Palmi, Locri).

«Una anomalia di Stato senza precedenti nella storia repubblicana», commenta la toga jonica che ha avuto ruoli nel movimentismo civico e anche come amministratore per un breve periodo. Di recente è stata presentata dal consigliere regionale Giuseppe Graziano una proposta di legge di riapertura dei Tribunali soppressi all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Calabria al fine di promuovere un’istanza da presentare al Governo con la richiesta della riapertura del Tribunale di Corigliano-Rossano. «È un percorso da tentare, così come hanno fatto altre regioni d’Italia (Sicilia, Lombardia, Abruzzo, Campania, etc) - commenta la Mauro -, ci auguriamo che tutta l’assemblea regionale possa essere indirizzata in questo senso. La soppressione del Tribunale di Corigliano Rossano è una ferita ancora aperta, se non altro per i metodi illegali utilizzati e sottolineati anche da alcune rappresentanze parlamentari quando si parlava di carte false».


L’ampliamento del tribunale di Castrovillari e le bugie del passato

L’avvocato Mauro riprende la recente approvazione della realizzazione di un corpo aggiuntivo all’attuale tribunale accorpante di Castrovillari: «Un dato che va in controtendenza a quanto si raccontava allora, quando qualche autorevole rappresentante istituzionale, pur di giustificare l’accorpamento dell’ex tribunale jonico a Castrovillari disse che quel presidio di giustizia era capiente». A fronte di tutto ciò «non registro nessuna levata di scudi da parte della classe dirigente jonica». La questione “tribunale” non si dimentica, mette in crisi il rapporto di credibilità tra il cittadino e le istituzioni. Il territorio ha perso in prestigio, è stato colpito nell’indotto e il centro storico si è trasformato in una landa desolata. L’avvocato Mauro ricorda l’accordo elettorale M5s-Lega in cui si annunciava la riapertura dei tribunali soppressi, e forti della rappresentanza parlamentare del territorio (ben cinque componenti) si avvertiva un’aria speranzosa e possibilista: «So che c’è stata una proposta di legge nel 2020 di cui, però, si sono perse le tracce. C’è stato un passaggio nell’intergruppo parlamentare dove siamo stati auditi nel 2019 ma tutto si è fermato lì. Per i parlamentari del territorio doveva essere un momento di coesione portando avanti le ragioni che sottendono alla chiusura del tribunale, soppresso in maniera illogica e illegale». Infine una battuta è riservata all’amministrazione comunale in carica che sul tema celebrò un Consiglio comunale monotematico che, secondo la Mauro, ha avuto il sapore «dell’atto dovuto». Il sindaco? «Non pervenuto».        

Giornalista
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