Processo Miramare

Falcomatà condannato anche in appello: 1 anno al sindaco sospeso e sei mesi agli altri imputati

La sentenza è stata emessa dopo una camera di consiglio lunga quasi 12 ore. Nella giornata l'ultima parte delle arringhe difensive

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di Vincenzo Imperitura
8 novembre 2022
23:47

Quasi un anno esatto dopo la sentenza di condanna in primo grado a 1 anno e quattro mesi, Giuseppe Falcomatà è stato condannato anche dalla Corte d'appello di Reggio Calabria. Una sentenza che prolunga la sospensione del sindaco di Reggio Calabria e della città metropolitana. La decisione della Corte è stata assunta dopo un lunga camera di consiglio, iniziata intorno a mezzogiorno e conclusasi quasi a mezzanotte. Falcomatà e i membri della sua prima giunta, tutti imputati nel procedimento, hanno atteso in aula la lettura del dispositivo. 

Questo l'esito della sentenza

  • Giuseppe Falcomatà , 1 anno
  • Giovanna Antonia Acquaviva , 6 mesi
  • Saverio Anghelone,  6 mesi
  • Armando Neri ,6 mesi
  • Patrizia Nardi , 6 mesi
  • Giuseppe Marino, 6 mesi
  • Giovanni Muraca, 6 mesi
  • Agata Quattrone, 6 mesi
  • Maria Luisa Spanò , 6 mesi
  • Paolo Zagarella, 6 mesi
  • Antonino Zimbalatti, 6 mesi.

La vicenda

Sbarrato da anni, il Miramare, gioiello liberty della città incastonato tra il Corso e il lungomare, è finito suo malgrado a fare da palcoscenico ad una vicenda complessa e che ha lasciato Reggio “orfana” del suo sindaco appena rieletto e quasi immediatamente sospeso. Una vicenda, sostiene la Procura, che sarebbe iniziata durante la campagna elettorale del primo mandato di Falcomatà e che si sarebbe concretizzata nei mesi immediatamente successivi.


C’è la delibera 101 al centro dello scandalo Miramare. Approvato il 16 luglio del 2015 dalla quasi totalità della prima giunta Falcomatà, l’atto concedeva una parte dell’ex albergo con affaccio privilegiato sullo Stretto all’associazione “il Sottoscala” riconducibile all’imprenditore Paolo Zagarella, da sempre molto vicino al sindaco. L’imprenditore infatti avrebbe concesso, pochi mesi prima della delibera incriminata e a titolo completamente gratuito, i centralissimi locali utilizzati dallo stesso primo cittadino come sua segreteria politica durante la campagna elettorale.

E se l’imputato principale del processo, condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione in primo grado, resta l’attuale sindaco sospeso, a rimorchio erano finiti sul banco degli imputati anche quasi tutti i suoi ex assessori che quella delibera l’avevano firmata. Davanti al primo giudice erano stati condannati ad un anno di reclusione con l’accusa di abuso d’ufficio gli ex assessori Saverio Anghelone, Patrizia Nardi, Giuseppe Marino, Antonio Zimbalatti, Armando Neri e Agata Quattrone; oltre all’attuale assessore ai lavori pubblici Giovanni Muraca, all’ex segretario generale del comune Giovanna Acquaviva e all’ex dirigente a palazzo San Giorgio Maria Luisa Spanò. Condannato ad un anno anche l’imprenditore Zagarella.

Lo scandalo – l’ennesimo in qualche modo legato alla struttura alberghiera di via Fata Morgana – era esploso all’indomani delle denunce dello storico esponente della destra reggina Enzo Vacalabre che, prima a luglio e poi ad agosto del 2015 con un sit in e un esposto in Procura, aveva segnalato la presenza di operai all’interno dell’albergo. Gli stessi operai “sorpresi” da un paio di funzionarie della sovrintendenza che si imbatterono nei lavori di ripulitura di una parte dello storico palazzo, da anni sottoposto a strettissimi vincoli cautelativi.

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