Vendeva macchine usate, fallisce per il Covid e si reiventa agricoltore: «Lo Stato? Sparito»

VIDEO | Una storia di rinascita e speranza che arriva da Lamezia Terme: Vincenzo Popello ha ripreso a lavorare le terre di famiglia vedendo quello che produce

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di Tiziana Bagnato
12 ottobre 2020
16:20

Se per molti il Covid è stato una tempesta che ha portato via i sacrifici di una vita e lasciato macerie, per qualcun altro oltre alla rabbia ha anche portato ad una svolta radicale nello stile di vita e non solo. Vincenzo Popello fino a marzo era un imprenditore lametino nel settore delle auto usate e della vendita di legname, un padre di famiglia e un lavoratore, attivo in politica e nell’associazionismo.

 

Poi l’arrivo del Coronavirus abbattutosi su un’azienda già infragilita dalla crisi, il blocco totale delle attività, il sentore che questa nuova “fase” non sarebbe finita così presto. Popello chiude la ditta e riprende con i suoi fratelli a coltivare i terreni di famiglia. Oggi vende frutta e ortaggi coltivati e raccolti da lui stesso al mercato coperto di Lamezia Terme. Una tradizione di famiglia riscoperta per necessità, prima il banco era della madre. Una svolta decisiva, un vero e proprio cambiamento di pagina che porta con sé il profumo del lavoro e della dignità.

 

Una terza vita per Popello che aveva già dovuto una volta tirare il freno nella sua attività di imprenditore. Nel 2014, infatti, i suoi estortori, ai quali non si era voluto piegare, avevano dato fuoco al suo capannone. Oggi un nuovo stop forzato e la decisione di tornare alla madre terra. «Mi sono annullato completamente per potere sfamare la mia famiglia – ci racconta tra un cliente e l’altro – prima avevo una vita sociale ora non ho più tempo. Ci vuole una grande determinazione e forza di volontà per non partire, per non andarsene, per resistere. Mi alzo alle due di notte per andare a raccogliere le verdure da vendere fresche, arrivo al mercato intorno alle cinque per allestire il banco. Alle sei e mezza iniziano ad arrivare i clienti e vado avanti fino alle due. Il tempo di pranzare e riposare e torno in campagna».

 

Le mani hanno impresse i segni di chi lavora, ma il viso ha i lineamenti distesi di chi è in pace con se stesso. Sguardo alto e poche lamentele, ma qualcosa allo Stato la vuole dire: «Un’attività come quella che avevo io cosa doveva fare con 1200 euro? Non mi hanno bloccato le scadenze in banca, né gli assegni, è come se mi avessero lasciato in mezzo al mare e senza barca». 

Giornalista
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