La truffa

False attestazioni per ottenere i buoni spesa Covid: 35 denunciati nel Catanzarese

L'operazione è stata condotto dai carabinieri di Gimigliano. Il danno complessivo accertato nel corso dell’indagine è di oltre 40mila euro

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di Redazione
15 settembre 2021
11:00

Trentacinque persone sono state denunciate dai carabinieri di Gimigliano per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato: avrebbero chiesto al Comune – mediante false attestazioni – il “bonus alimentare” previsto dal Governo in favore delle famiglie bisognose per l’emergenza Covid.

L'operazione rappresenta la prosecuzione di quella denominata "Mala Emptio" (“Cattivo acquisto”), condotta dai reparti della Compagnia di Catanzaro tra il 2020 ed i primi mesi del 2021 e che aveva già portato, in tempi diversi, al deferimento di oltre 200 persone.


L'inchiesta ha riguardato tutto il periodo del lockdown, vale a direl’intero arco temporale in cui il Governo aveva introdotto come aiuto economico straordinario per il periodo di emergenza sanitaria, i cosiddetti “buoni spesa covid-19”.  Gli accertamenti effettuati dai carabinieri della stazione di Gimigliano hanno consentito di verificare che gli indagati, nell’aderire al bando comunale, avevano dichiarato informazioni non corrispondenti al vero, sostenendo di trovarsi in condizioni di difficoltà economica e di indigenza, nel tentativo di indurre in errore le amministrazioni comunali dichiarando falsamente il possesso dei requisiti previsti e ottenendo, quindi, ingiustamente il buono in argomento.

Le informazioni fornite non correttamente vanno dalla falsa attestazione sulla residenza e sul numero dei componenti del nucleo familiare, all’omessa o falsa indicazione di non ricevere, nello stesso periodo, altri sussidi sociali (indennità di disoccupazione, pensioni di invalidità, l’indennità di maternità e lo stesso reddito di cittadinanza) e infine false dichiarazioni di reddito che, superata una certa soglia, non avrebbe consentito l’assegnazione del buono Covid.  Il danno complessivo accertato nel corso dell’indagine è di oltre 40.000 euro. Il rischio per ognuno degli indagati è anche quello di una pesante sanzione amministrativa, compresa tra i 5.164 ed i 25.822 euro, pari a circa il triplo del beneficio illecitamente conseguito.

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