Falsi piani terapeutici per accedere ai farmaci gratis, a Catanzaro chiesto processo per sei medici

Tra gli indagati anche il direttore del dipartimento Ginecologia e Ostetrica del Pugliese che secondo la Procura avrebbe procurato un danno al servizio sanitario regionale pari a 60mila euro 

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di Luana  Costa
12 maggio 2021
11:58

Ha reiterato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di sei medici in servizio all'azienda ospedaliera di Catanzaro il sostituto procuratore di Catanzaro, Domenico Assumma. Questa mattina si è, infatti, svolta l'udienza preliminare a carico di Fulvio Zullo, Roberto Noia, Andrea Gregorio Cosco, Menotti Pullano, Saverio Miceli e Roberta Venturella; tutti accusati a vario titolo di truffa, abuso d'ufficio e falsità ideologica per aver redatto diagnosi non veritiere e falsi piani terapeutici attestando patologie false per consentire ad alcune pazienti di accedere alla prescrizione gratuita dei farmaci.

Le indagini

Indagato il direttore del dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell'azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, Fulvio Zullo, che  - secondo l'ipotesi della Procura - avrebbe procurato un danno alla pubblica amministrazione pari a 60mila euro prescrivendo piani terapeutici a pazienti che non ne avevano diritto e, in alcuni casi, che non avevano neppure mai fatto accesso all'ospedale Pugliese. Dodici i piani terapeutici che contenevano diagnosi non veritiere; molti di più invece quelli sottoscritti in favore di pazienti che mai avevano fatto accesso nell'unità operativa: ben 94. In tal modo, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe procurato un ingiusto vantaggio alle assistite ma un corrispondente danno al servizio sanitario regionale quantificato in 60mila euro. L'ospedale invece non avrebbe incassato le somme a titolo di ticket sanitario: 1.954 euro.


Ma non sono le sole contestazioni. Nella duplice veste di direttore del dipartimento di Ginecologia dell'ospedale e professore ordinario all'università Magna Grecia di Catanzaro era in grado di sottoscrivere atti pubblici e di essere contemporaneamente in due posti differenti. Ad esempio, in ateneo ad esaminare studenti e in ospedale ad operare. Sono almeno dieci i casi certificati.

L'emorragia di pazienti verso Napoli

Stessa routine riprodotta anche per alcune pazienti in cura nel centro di proceazione medicalmente assistita diretto dalla responsabile, Roberta Venturella. Sono 281 i piani terapeutici redatti in vantaggio di 177 pazienti, acquisiti dall'ospedale Pugliese, ma poi inviati a Napoli per il trattamento. E, in particolare, in due studi medici privati riconduncibili direttamente a Fulvio Zullo, campano di origini. La clinica Mediterranea dove il professionista opera sin dal 2015 e la casa di cura Rueschi in cui Zullo detiene il 50% delle quote societarie.  

Camici bianchi indagati

Simili contestazioni sono state mosse nei confronti di altri medici in servizio nel reparto di Ginecologia: Roberto Noia, Andrea Gregorio Cosco, Menotti Pullano e Saverio Miceli. Il primo, dirigente di primo livello, risponde di abuso d'ufficio, falsità ideologica e truffa per aver sottoscritto piani terapeutici non veritieri per consentire alle pazienti di accedere gratuitamente alla prescrizione dei farmaci. Cosco, medico specialista, risponde invece di abuso d'ufficio e falsità ideologica poichè avrebbe sottoscritto piani terapeutici in favore di pazienti che mai avevano fatto accesso all'ospedale. Stesse accuse mosse anche a Menotti Pullano e Saverio Miceli che rispondono di abuso d'ufficio e falsità ideologica. 

La posizione delle difese

Nel corso dell’udienza preliminare il collegio difensivo composto dagli avvocati Francesco Iacopino, Danilo Iannello, Massimo Gimigliano, Amedeo Bianco, Antonio e Francesco Miceli hanno rappresentato che «I professori Fulvio Zullo e Roberta Venturella godono di stima e rispetto sia da parte dei colleghi che da parte dei pazienti stessi, che increduli si sono stretti a loro sostegno, tant’è vero che nessuno si è costituto parte civile nel processo né tanto i pazienti sono stati individuati come parte lesa. Il procedimento penale non nasce dalla denuncia dei pazienti ma da quella interessata di un singolo ginecologo portatore di astio verso i colleghi oggi imputati. Siamo fiduciosi che il processo farà luce sulla verità».

Giornalista
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