Fase 2 in Calabria, i gestori dei locali notturni: «Ignorati da chi governa»

«Diamo lavoro a migliaia di addetti senza contare i dipendenti delle società esterne. Chiediamo un condono fiscale totale per tutto il periodo di chiusura e sospensione delle imposte»

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3 maggio 2020
17:29

Anche il mondo delle discoteche e dei locali notturni calabresi chiedono aiuto alle istituzioni nazionali e regionali per far fronte alla crisi del settore legata all'emergenza coronavirus. A farsi portavoce sono le sigle sindacali Silb Calabria Centrale e Sided Calabria con una nota. 

 

«Il dramma provocato dall’emergenza Covid-19 - scrivono - ha visto susseguirsi, nel corso di questi due mesi, sofferenza, riflessioni, regole, lockdown, autocertificazioni, privazioni di libertà, annullamento della vita sociale ed economica di un paese sconvolto dai decessi e dalla gravità della situazione. Passata la fase 1, predisposta la fase 2, immaginata la fase 3 si è cercato in Italia e ancor di più nella nostra Calabria, di aggrapparsi, per una visione rassicurante, alle conferenze stampa e agli annunci di Presidente della Repubblica, del Consiglio e del Governatore della Regione Calabria».

 

«Nonostante la diversità di alcune opinioni tutti hanno convenuto che nessuno deve rimanere indietro - affermato i gestori dei locali notturni - A noi non pare che sia proprio così. Il nostro tanto vituperato mondo, visto da anni solo ed esclusivamente come un fastidio, non è neanche lontanamente nei pensieri di chi amministra e governa. Un settore quello delle discoteche e/o club che negli anni dà lavoro a migliaia di addetti, senza contare i dipendenti delle società esterne con cui collaboriamo (società di spettacolo, di grafica, di comunicazione, di pulizia, di consulenza del lavoro, commercialisti ecc.) e tutti i fornitori, fondamentali per gli approvvigionamenti dai materiali tecnici, oltre, i consueti beverage e food. Un settore, quello dell’intrattenimento notturno e che produce un volume d’affari di svariate centinaia di milioni di euro».

 

«Per non parlare dell’importanza che da sempre riveste nel suo aspetto culturale, di socializzazione, di svago, di intrattenimento e di capacità attrattiva turistica - sottolineano - Le discoteche sono quelle che hanno chiuso per prime e che sicuramente apriranno (se apriranno) per ultime. Ebbene, se nessuno deve restare indietro, e se la Calabria deve ripartire con una nuova speranza di ripresa, che peraltro è solitamente fortissima dopo le grandi crisi (la Storia lo insegna), proviamo a farla risorgere già con una nuova idea di sviluppo, turismo e fascino».

 

«Il fascino che non è solo intrinseco nel mare, nei paesaggi, nella storia e nella gastronomia della nostra Calabria, ma oggi è anche nella capacità di diventare, nel rispetto delle regole, finalmente , una seria industria del divertimento sana e sicura. Vogliamo ripartire, rispettosi e determinati affinché ciò avvenga nel modo più sicuro possibile, nel frattempo chiediamo di essere considerati alla stregua delle altre attività produttive».

 

Per questo motivo chiedono «lo stanziamento di contributi a fondo perduto, in proporzione alle perdite subite rispetto all’anno scorso e alla classificazione delle licenze; condono fiscale totale per tutto il periodo di chiusura; la sospensione o alleggerimento del pagamento dei diritti Siae e dell’imposta di intrattenimento per i prossimi 24 mesi; la sospensione del pagamento dei canoni di concessione demaniale per le discoteche interessate; la decontribuzione o un significativo sgravio contributivo per i dipendenti; il ripristino dei voucher per dipendenti occasionali; la sospensione dell’imposta di pubblicità per le affissioni».

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