Fase 3 Calabria: giustizia sotto chiave, i tribunali sono ancora fermi al palo

VIDEO | Palazzi di giustizia blindati. Il lockdown ha aumentato i ritardi e gli arretrati. E ora l’Ordine degli avvocati di Lamezia chiede un cambio di passo

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di Tiziana Bagnato
11 giugno 2020
16:34

Una giustizia che già da prima era al collasso e che scontava una magistratura ridotta al lumicino, ritardi e tempi biblici. Poi il lockdown, la chiusura dei tribunali in tutta Italia, il blocco totale delle udienze. Migliaia di processi bloccati, giudizi rinviati a data da destinarsi, cause in bilico. E gli avvocati non ci stanno, decine le proteste in tutta Italia, e anche la Calabria ora fa sentire la sua voce, ma non ne non ne fa una questione di categoria, piuttosto di accesso ai propri diritti.

 

Sull’argomento abbiamo sentito Dina Marasco, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme, che ci sintetizza quanto sta accadendo: «Per due mesi i tribunali sono stati chiusi ermeticamente, ciò ha implicato il blocco delle udienze e quello dei termini processuali e, soprattutto, l’interruzione degli accessi negli uffici giudiziari. Successivamente dal 12 maggio in poi la ripresa dell'attività giudiziaria è stata rimessa alla valutazione discrezionale dei singoli capi degli uffici giudiziari i quali ovviamente si sono trovati a dover gestire responsabilità più grandi di loro e a dover fare i conti con formule di lavoro imposte dalla normativa emergenziale di tipo agile, il famoso smart working».

 


Ma si può parlare realmente di smart working nell’ambito della giustizia? «In realtà è soltanto una formula vuota e ipocrita – spiega Marasco -, il personale di cancelleria e di segreteria da casa non può fare praticamente nulla perché non ha accesso ai sistemi informatici». Il risultato è stato che si è creato un arretrato spaventoso che si è aggiunto a quello che già esisteva in precedenza.

 

Di recente è arrivato il sì del governo a un emendamento di Fratelli d’Italia per fare ripartire la macchina il 30 giugno, ma la partita non è ancora chiusa, gli avvocati sono ancora in allerta perché «ne va della tenuta democratica del Paese». Ma non solo. l’Ami, l’Associazione avvocati matrimonialisti, avverte su come la paralisi della giustizia stia incidendo anche su almeno 25mila coppie che avevano depositato il ricorso poco prima del lockdown e che sono attualmente ancora sotto lo stesso tetto a volte anche con violenze domestiche. Surreale che si sia pensato a tutto, dagli estetisti, alle distanze tra gli ombrelloni, passando per bar e ristoranti, ma la riapertura dei tribunali sia un pensiero rimasto accantonato in attesa di vedere la luce.

Giornalista
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