Lamezia, folla al funerale rom: «Bara presa con la forza dal carro funebre»

Mentre proseguono a tappeto le indagini della polizia, il titolare della ditta di pompe funebri racconta l’assalto al veicolo che portava la salma da parte dei cittadini di etnia rom

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di Tiziana Bagnato
21 aprile 2020
13:33

Indagini a tappeto. Lavora a pieno ritmo la Polizia di Stato per venire a capo delle responsabilità di quanto accaduto a Ciampa di Cavallo, il quartiere abitato nella quasi totalità da cittadini di origine rom, diventato teatro di un vero e proprio rito funebre con tanto di folla, musica e bara fatta roteare.

 

Un video diventato virale, un funerale in tempo di Covid-19, senza rispetto delle norme anti contagio. E mentre aumenta di ora in ora il numero delle persone che si sta riuscendo ad indentificare dalle immagini del video, è stato ascoltato dagli investigatori anche il titolare dell’agenzia di pompe funebri. Alfredo Vescio quel giorno non era presente, era malato, come ha dimostrato, ed è stato costretto a mandare soltanto un autista, ci racconta. Il dipendente della ditta è passato davanti al quartiere dove avrebbe solo dovuto fermarsi a mo’ di saluto. Ma qui la situazione sarebbe precipitata. Più persone avrebbero preso la bara con la forza e l’avrebbero portata nel palazzo per poi simulare l’uscita.

 

A portarla a spalla solo persone di origine rom, l'autista non avrebbe partecipato in alcun modo a quanto accadeva. Un rito, ci spiega il titolare, difeso dall’avvocato Antonio Larussa, per loro prassi, una consuetudine e che hanno voluto fare anche questa volta. Intanto la città è scossa da quanto accaduto. Si teme in un aumento dei contagi, ora che la situazione, mai stata allarmante, si è stabilizzata a quattro casi. C’è chi prende quanto accaduto come esempio dell’impossibilità di integrare la comunità rom, chi punta il dito contro le responsabilità della politica, contro il fallimento in termini di gestione di un’emergenza tale da quaranta anni.

 

C’è chi, invece, vuole ricordare soltanto chi in quella bara giaceva, a soli 51 anni, colto da malore mentre lavorava e morto in ospedale per arresto cardiorespiratorio. Armando, un uomo onesto, lavoratore, un padre amorevole che, chi lo conosce dice, mai avrebbe voluto diventare oggetto di polemica.

 

Giornalista
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