Fondazione Terina, storia di un carrozzone pubblico che cerca ancora il suo riscatto

VIDEO | Passati gli anni bui dei dipendenti senza stipendio per mesi e dopo l'inaugurazione dell’aula bunker, l’ente si candida anche a base di stoccaggio e somministrazione del vaccino contro il Covid. Intanto i laboratori sono fermi e semivuoti con all’interno macchinari milionari

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di Tiziana Bagnato
18 dicembre 2020
15:44

Nel cuore della Calabria, nell’area industriale intitolata a Papa Benedetto XVI dal 2007 opera la Fondazione Mediterranea Terina onlus, ente in house della Regione, definita più volte come l’ennesimo carrozzone, nei suoi tredici anni di vita ha attraversato tempeste di ogni genere e, ancora oggi, fatica ad avere una vera e propria identità e a mettere a frutto le sue potenzialità. Per anni i suoi dipendenti hanno protestato sui tetti contro la mancata erogazione degli stipendi e per la mai avvenuta applicazione della riforma del 2013 che prevede il trasferimento di parte dei lavoratori in altri enti regionali.

 


Ora da tre anni circa, da quando a prenderne le redini è stato il presidente Gennarino Masi, la paura di non ricevere il salario è alle spalle e il bilancio è in attivo. Dopo la disdetta del fitto di alcuni locali da parte dell’Abramo Customer Care Masi ha proposto al ministero di realizzare proprio lì l’aula bunker per ospitare il processo Rinascita Scott e non solo. I riflettori si sono, quindi, accesi, a livello nazionale e non solo, su quegli oltre 3300 metri quadrati di superficie trasformati in una manciata di mesi nell’aula bunker più grande d’europa.

 

Nell’area si trovano anche il Centro Inail Asp, il Cnr Isaac, il Corap, il ministero dell’Agricoltura, gli ispettorati anti sofisticazione per i prodotti alimentari, il Crati che collabora con le università, il Centro Agea. Ma la mission fondamentale, quella della ricerca sull’agroalimentare, è incuneata tra la presenza di macchinari da milioni di euro e difficili da trovare sul territorio italiano e la mancanza di ricercatori per utilizzarli e di commesse.

 

Tra questi l’Nmr 850 una risonanza magnetica nucleare rarissima. Fermo da anni il macchinario potrebbe ripartire a breve con l’assunzione di un ricercatore italiano ingaggiato all’estero, poche infatti le figure capaci di utilizzare queste strumentazioni. Diversi poi i laboratori, anche questi al momento quasi fermi a causa della mancanza di commesse e con il personale in cassa integrazione. Un accordo recentemente siglato con lo spinoff universitario Net4Science nel Campus dell’Università Magna Graecia di Catanzaro potrebbe portare nuova linfa.


Tante, insomma, le potenzialità ma pochi i canali in cui farla confluire. Ecco perché Masi dopo la proposta dell’aula bunker ha candidato la Fondazione anche per un altro importante incarico, quello di adoperare le celle frigorifere già presenti per lo stoccaggio del vaccino contro il Covid. Ma non solo. Nei locali ampi e vasti dell’ente si potrebbero anche somministrare i vaccini riuscendo a garantire distanze e sicurezza.


E se la proposta sul vaccino è per ora caduta nel vuoto l’ex presidente della Regione Giuseppe Nisticò ha annunciato che nei locali della Fondazione nascerà un centro d'eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali, attualmente impiegati per la cura del Covid e in campo oncologico. Si chiamerà Renato Dulbecco Institute e i finanziamenti sarebbero stati già inviati ma la Fondazione confida di non essere mai stata contattata in merito.

Giornalista
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