Altro che briciole, i 300mila euro a Vibo sono un “regalo” inaspettato

Nella ripartizione nazionale delle risorse per la manutenzione di strade e scuole, il territorio vibonese non avrebbe avuto diritto neppure a quel poco ottenuto. Vi spieghiamo perché

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di Enrico De Girolamo
2 febbraio 2019
13:51

Altro che beffa, i 300mila euro all’anno per strade e scuole sono quasi un miracolo visto che alla Provincia vibonese non sarebbe spettato neppure un euro.
Emergono nuovi e più clamorosi risvolti nella vicenda legata alla ripartizione dei fondi nazionali per la manutenzione della rete via viaria e dell’infrastrutture scolastiche. Vicenda che ha sollevato le proteste degli amministratori provinciali e dei sindaci, indignati dallo sgarbo che sarebbe stato fatto al territorio vibonese. In effetti, quella manciata di euro sembra stonare rispetto all’entità dei fondi assegnati alle altre Province, come i 6,2 milioni di euro andati Cosenza, i 2,2 milioni destinati a Catanzaro e, ancora più significativi, i 3,2 milioni che incasserà Crotone, che ha più o meno lo stesso peso demografico del Vibonese.
Una apparente sperequazione che pero, nei fatti, è l’esatto opposto. La provincia dell’antica Hipponion, infatti, sarebbe stata letteralmente graziata, prevedendo a suo favore un contentino per rendere meno clamorosa la completa esclusione dal riparto di risorse a cui non avrebbe avuto diritto.

 

Rischio di rimanere a bocca asciutta

Il comma 889 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2019 ha disposto che alle Province delle Regioni a statuto ordinario sia attribuito un contributo di 250 milioni di euro annui per gli anni dal 2019 al 2033 (complessivamente, dunque, circa 3,7 miliardi euro per 14 anni) da destinare al finanziamento di piani di sicurezza a valenza pluriennale per la manutenzione di strade e di scuole. Questo “contributo” altro non è che una sorta di restituzione dei tagli effettuati in piena febbre da spending review, sulla base di quanto previsto dalla manovra economica del 2014: “Le Province e le Città metropolitane concorrono al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente di 1.000 milioni di euro per l'anno 2015, di 2.000 milioni di euro per l'anno 2016 e di 3.000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017” (comma 418 art.1 legge 190/2014).
In altre parole, una decurtazione complessiva per 6 miliardi di euro in 3 anni a cui tutte le Province hanno dovuto sottostare facendo la propria parte nello sforbiciare la spesa, tranne quella di Vibo Valentia, che allora era in dissesto e commissariata, con un disavanzo di circa 18 milioni di euro a gravare sui suoi conti, oggi ridottosi a circa 12 milioni di euro. Adesso, con la nuova legge di Bilancio, lo Stato “restituisce” parte di quei soldi ma a Vibo nulla spetterebbe proprio perché, a suo tempo, non era rimasto niente da tagliare.

 

I due parametri mancati

L’Upi, l’associazione che riunisce le province italiane, era consapevole di questo problema - che riguardava anche la Provincia di Biella - e sino alla fine ha cercato di convincere il Governo a inserire in Finanziaria un fondo speciale di 30 milioni di euro per gli Enti in dissesto, ma non c’è stato nulla da fare.
Alla fine, d’accordo con l’Upi, due sono stati i criteri usati da Palazzo Chigi per quantificare le risorse da destinare alle Province italiane: i succitati risparmi effettuati nel triennio 2015-2017 e la riduzione della spesa per la manutenzione di strade e scuole fatta registrare nel 2017 rispetto alla media del periodo 2010-2012. Con riferimento a entrambi i parametri, però, la Provincia di Vibo ha totalizzato “zero”, visto che oltre a non aver effettuato tagli a suo tempo, non ha potuto neppure dimostrare di aver ridotto la spesa nel 2017, perché dal 2013, anno del commissariamento, i bilanci non vengo approvati.
Alla luce di tutto ciò, i 300mila euro destinati al Vibonese saranno anche da considerare pochi, ma restano un “regalo” sul quale fare meno gli schizzinosi.


Enrico De Girolamo


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