Covid Reggina, positivo calciatore Primavera: la società conferma ma nasconde le responsabilità

VIDEO | Dopo il nostro articolo che ha rivelato la vicenda, la società diffonde un comunicato con il quale ammette che un giocatore della squadra giovanile è risultato affetto da Coronavirus ma cerca di giustificare il mancato stop precauzionale delle attività sportive e agonistiche affermando che l’ha saputo solo 24 ore fa. Ecco come stanno davvero le cose

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di Redazione
18 ottobre 2020
18:41

La dirigenza della squadra amaranto, in risposta al nostro articolo dal titolo “Covid, positivo un calciatore della Primavera ma la Reggina non ferma la trasferta a Salerno”, ha diffuso un comunicato per giustificare le sue azioni. Anzi, le sue omissioni. Ecco la versione integrale della nota, a cui seguono le nostre considerazioni:

«A seguito dell’articolo pubblicato da una testata giornalistica on line, relativamente alla positività al covid-19 di un calciatore della formazione Primavera e della mancata sospensione della trasferta di Salerno, la Reggina precisa che il calciatore, venuto a conoscenza di essere entrato in contatto con un positivo, si è sottoposto ad isolamento domiciliare ed ha effettuato il tampone risultato successivamente negativo.

Al secondo tampone effettuato pochi giorni dopo, il calciatore è risultato positivo continuando quindi l’isolamento domiciliare cosi come previsto dal protocollo anticovid.

Si precisa che la Reggina è venuta a conoscenza della positività solo ed esclusivamente nel pomeriggio di sabato e per tutelare la salute dei propri tesserati e quelli delle altre società, ha richiesto la sospensione di tutte le gare del campionato U15, U16 e U17 che si sarebbero dovute disputare in data odierna.

Si comunica inoltre che si è già provveduto ad effettuare la sanificazione di tutta la struttura e che momentaneamente, al fine di svolgere ulteriori accertamenti, tutte le attività del settore giovanile e della scuola calcio sono state sospese fino a nuove comunicazioni».

 

Le nostre considerazioni

La pezza che cerca di metterci la Reggina è peggiore del buco. E che buco: una falla grande come un campo di calcio in quello che invece dovrebbe essere un protocollo anti-covid a maglie strettissime. Nonostante, infatti, la società fosse a conoscenza dell’alta probabilità che il calciatore della Primavera fosse rimasto contagiato (ad essere affetti da Covid sono i genitori del ragazzo), non ha atteso l’esito del secondo tampone prima di autorizzare la trasferta della formazione giovanile, né ha sospeso l’attività sportiva nel centro Sant’Agata.

Eppure il protocollo anti-Covid prevede esplicitamente due tamponi con esito positivo per escludere possibilità di contagio. A poco serve giustificarsi, come fa la Reggina, dicendo che il calciatore era già in isolamento fiduciario, visto che questo non esclude possibilità di contagio prima che venisse messo in quarantena. Paradossalmente, poi, questa “scusa” rende ancora più evidente l’eventuale responsabilità della società, che ovviamente non ha convocato il calciatore per la partita a Salerno che si è tenuta ieri, sabato 17 ottobre, giorno nel quale la Reggina dice di aver avuto comunicazione dell’esito del secondo tampone, questa volta positivo.

A quanto ci risulta, invece, il calciatore, con grande senso di responsabilità, avrebbe immediatamente informato la squadra della sua positività al Covid, avvertendola già mercoledì scorso, giorno in cui l’Asp gli ha comunicato a sua volta l’esito del secondo tampone. Dunque, ben due giorni prima di quando la società calcistica dice di aver avuto notozia della positività.

Che cosa è stato fatto in questo lasso di tempo? Perché il centro Sant’Agata non è stato chiuso? Perché la trasferta in Campania è stata regolarmente effettuata? Sono le domande che ci poniamo non solo noi, ma anche decine di famiglie in ambasce, quelle dei calciatori che orbitano intorno al centro sportivo e quelle degli avversari campani dell’ultima partita. Domande alle quali la Reggina dovrebbe rispondere con maggiore trasparenza e chiarezza, evitando di mischiare le carte nel goffo tentativo di allontanare da sé l’ombra di una pessima gestione di quanto accaduto.

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