Inchiesta Gotha, Alberto Sarra sta male. Disposti gli arresti domiciliari in ospedale

Provvedimento reso necessario dopo il malore di pochi giorni fa con intervento del 118. Si tratta di una decisione transitoria in attesa di una nuova perizia che stabilisca la compatibilità con il regime carcerario

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di Consolato Minniti
31 maggio 2018
19:48
Alberto Sarra
Alberto Sarra

Arresti domiciliari ospedalieri con piantonamento. È questo ciò che ha stabilito il Tribunale di Reggio Calabria per l’ex sottosegretario alla Regione, Alberto Sarra. Il provvedimento, però, è transitorio e finalizzato ad un più preciso approfondimento diagnostico circa le reali condizioni di salute di Sarra e la compatibilità con il regime carcerario.

Chi è Alberto Sarra?

Sarra, com’è noto, è imputato nel processo “Gotha” con l’accusa di essere parte della cupola massonico-mafiosa che ha oppresso la città di Reggio Calabria per molto tempo. Proprio lui, secondo la recente deposizione del maggiore dei carabinieri Antonio Parrillo, sarebbe stato il grimaldello fondamentale per infiltrare le istituzioni ed ottenere così ingenti finanziamenti volti al perseguimento degli obiettivi dell’associazione mafiosa. Sarra, in altre parole, sarebbe stato il volto politico pulito attraverso il quale avere accesso alla stanza dei bottoni della politica. Da rimarcare, fra l’altro, come lo stesso politico sia stato l’unico – fino al momento – ad ammettere l’esistenza di questo grumo di potere, rilasciando al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo delle dichiarazioni esplosive in cui ha in parte confermato l’assunto accusatorio dei magistrati.


 

I problemi di salute

Ma com’è altrettanto noto, Sarra è stato in passato anche in gravi condizioni di salute che hanno necessitato complessi interventi chirurgici dai quali è uscito bene grazie alla sua tempra, ma che comunque ne hanno minato le condizioni generali. Celebre, fra l’altro, l’episodio della partita di basket che lo vide scendere in campo con l’ex governatore Giuseppe Scopelliti. Una storia che instillò qualche dubbio, poi fugato da Sarra, il quale spiegò come, proprio in virtù delle sue precarie condizioni di salute, fosse costretto ad effettuare quotidiano esercizio fisico per rimanere in allenamento.

 

L’istanza di scarcerazione

Dal luglio del 2016, però, con l’esecuzione dell’inchiesta “Mammasantissima”, l’ex sottosegretario è finito in cella ed è per questo che i suoi legali, con in testa l’avvocato Giuseppe Nardo, hanno presentato di recente una nuova istanza volta a rappresentare l’incompatibilità della misura cautelare in carcere con le condizioni attuali di salute dello stesso Sarra «a causa dell’ingravescenza di patologie di natura cardio-vascolari da cui il detenuto è affetto». Una istanza che si è basata anche sulla «impossibilità di praticare in carcere le terapie necessarie e di monitorare adeguatamente la pressione arteriosa». A tale richiesta, i giudici hanno risposto disponendo una perizia depositata il 4 maggio scorso, nella quale si accertava la compatibilità con la detenzione in cella, attesa la stabilità del quadro clinico, con cure eseguibili anche in regime carcerario.

Il malore dopo l’udienza

Nelle more del deposito dell’ordinanza, però, il 16 maggio scorso, dopo l’udienza dibattimentale del processo “Gotha” nel quale Sarra è imputato, lo stesso ha accusato dei malori tali da richiedere l’intervento del 118, con accompagnamento al Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, con ricovero nel reparto OBI. In un primo tempo, tale ricovero è apparso provvisorio e di breve termine. In realtà il quadro delle condizioni di salute ha portato ad un prolungamento dello stesso per maggiori approfondimenti clinici soprattutto per quanto concerne i noti problemi cardiovascolari.

Domiciliari e ulteriore perizia

Alla luce di ciò, il Tribunale presieduto da Silvia Capone ha disposto gli arresti domiciliari con piantonamento, all’interno degli ospedali “Riuniti” di Reggio Calabria. È stato inoltre disposto un supplemento di perizia per accertare le condizioni psico-fisiche di Sarra e la loro compatibilità con il regime della custodia cautelare in carcere, anche con riferimento alle terapie necessarie.

Per l’ex sottosegretario, dunque, c’è una seppur provvisoria uscita dal penitenziario, per rimanere all’interno del nosocomio reggino, con un controllo stabile da parte del personale delle forze di polizia.

 

Consolato Minniti

 

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