«Sanità calabrese a pezzi, ora perde anche il patrimonio immobiliare»

Il consigliere regionale Carlo Guccione critica il contenuto del decreto del ministro Grillo che si limita ad aumentare i poteri dei commissari ed elenca le criticità: livelli minimi d’assistenza assenti, Asp assediate dai contenziosi legali e cause di usucapione

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di Redazione
30 marzo 2019
14:55
Nella sanità calabrese va sempre peggio
Nella sanità calabrese va sempre peggio

Il decreto ancora non c’è, ma ha già trovato dinnanzi a sé uno sbarramento bipartisan, con esponenti di destra e sinistra che bocciano la decisione del Governo di intervenire sulla Sanità calabrese limitandosi, in sintesi, ad aumentare i poteri dei commissari e, di contro, diminuire ulteriormente quelli del presidente della Regione. Nel dibattito si inserisce anche il consigliere regionale Carlo Guccione, che definisce il decreto «un atto che, sostanzialmente, va nella direzione di un mero spostamento dei residui poteri in capo alla Regione al commissario Saverio Cotticelli e al sub commissario Tommaso Schael». «Ci saremmo aspettati – continua Guccione in una lettera inviata al ministro della Salute Giulia Grillo - un cronoprogramma definito per dare attuazione ai decreti, come quello numero 64/2016 sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e della rete emergenza-urgenza».

 

Il consigliere regionale del Pd, coglie l’occasione per evidenziare «la drammatica situazione economica, gestionale, finanziaria e patrimoniale del servizio sanitario regionale». «Siamo al limite del rispetto di tutti quei parametri necessari – scrive - a garantire che le prestazioni sanitarie e i Livelli essenziali di assistenza siano effettuate in sicurezza e nel pieno rispetto delle normative. In queste condizioni il rischio è che in tutte le attività ospedaliere degli Spoke e degli Hub della provincia di Cosenza, non vengano rispettati i requisiti organizzativi, tecnologici e strutturali definiti dalla Legge Regionale n° 24 del 18 luglio 2008, novellata dalla Legge n° 81/2016. In particolar modo, la carenza del personale in servizio (medici, infermieri, ausiliari) farebbe già venir meno i criteri organizzativi previsti dalla normativa e non verrebbe garantita la sicurezza dei pazienti».

 

I posti letto diminuiscono

Nelle scorse settimane, Guccione ha chiesto ai commissari dell’Azienda ospedaliera e dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, i dati relativi ai posti letto per acuti che risultano attualmente attivati negli ospedali Hub e Spoke in base al decreto del commissario ad acta numero 64/2016. «Se confrontiamo i dati dei posti letto degli ospedali Spoke di Cetraro-Paola, Castrovillari e Rossano-Corigliano e dell’ospedale Hub di Cosenza – spiega nella missiva -, emerge che su un totale di 1465 posti letto per acuti assegnati dal Dca 64/2016 per l’attuazione del Piano di Rientro, quelli che sono stati effettivamente attivati sono soltanto 1091. Mancano, dunque, 374 posti letto per acuti. Un dato enorme e che deve far riflettere. Analizzando questi numeri è come se fosse stato cancellato uno dei tre ospedali Spoke della provincia di Cosenza da 374 posti letto. Numeri che mettono in discussione non solo i Livelli essenziali di assistenza ma anche il diritto alla salute definito dalla Costituzione come diritto essenziale dell’individuo».

 

Contenziosi legali da capogiro

Per evidenziare lo stato dell’arte, il consigliere regionale sottolinea quella che definisce «drammatica situazione finanziaria del sistema sanitario».
«Le Asp sono assediate da un contenzioso che cresce a vista d’occhio a causa anche di un circolo vizioso costituito da ritardi nei pagamenti, decreti ingiuntivi, pignoramenti - spiega -. La Regione paga, ad esempio, milioni e milioni di euro all’anno per interessi legali».
In particolare, con riguardo all’Asp di Cosenza, Guccione riferisce che «l’ufficio legale ha ammesso che “non è in grado di fornire ad oggi un dato non contestabile sullo stato del contenzioso dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza”». Ma una stima abbastanza precisa Guccione la fa lo stesso: «Se si sommassero le cifre vincolate presso il Tesoriere e i pignoramenti, il contenzioso in essere arriverebbe alla considerevole cifra di euro 783.947.089,32. Cifra che potrebbe superare il miliardo di euro».

 

Patrimonio immobiliare che finisce ai privati

Infine, sotto i riflettori del ministro, mette anche lo stato del patrimonio immobiliare: «Un altro capitolo da non sottovalutare. Ci sono centinaia di beni mobili e immobili, di proprietà pubblica e dal valore che supera un miliardo e trecento milioni di euro, che rischiano di passare in mano ai privati per negligenza e/o omissioni da parte dei direttori generali del sistema sanitario succedutisi nel tempo». La causa principale sarebbe nelle procedure di usucapione attivate da numerosi privati che oggi vantano diritti di proprietà su beni delle Aziende ospedaliere e sanitarie, nonostante queste spendano «circa 6 milioni di euro per fitti passivi, a fronte di appena un milione di euro incassato per fitti attivi».
«Casi eclatanti di usucapione sono già avvenuti – continua -. Due sentenze emesse dal tribunale di Palmi, una nell’anno 2014 e una nel 2016, hanno sancito il passaggio di proprietà (su terreni per un complessivo di 73.440 metri quadri, dal valore di bilancio complessivo omesso) dalla Asp di Reggio Calabria a soggetti privati».
In particolare, sentenza n.1/2016, si legge: “Dopo la sua costituzione in giudizio l’Asp di Reggio Calabria non ha svolto più alcuna attività difensiva a sostegno della tesi sostenuta in comparsa sicché, in assenza di adeguate allegazioni difensive e di idonei mezzi di prova diretti a smentire quanto sostenuto dagli attori, la domanda proposta da questi ultimi va senz’altro accolta”.
Infine, il consigliere regionale sottolinea anche un caso che considera emblematico, verificatosi nell'Azienda Sanitaria di Vibo Valentia: «Qui tutti i contratti di locazione tranne uno risultano scaduti. Il caso più eclatante è il fitto di un fabbricato di 75 metri quadrati il cui canone di fitto annuo è di 49,60 euro. In questa fattispecie il dirigente preposto si è limitato a scrivere: contratto “stipulato oralmente”».
«Questi sono solo alcuni casi tesi a dimostrare la gestione poca oculata del patrimonio – conclude Guccione -. È necessaria una vera e propria operazione di legalità e trasparenza per impedire che una parte di patrimonio pubblico passi in mani private».

 

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