Il caso

Il teatro che rischia di diventare un magazzino, a Gioiosa è guerra tra i proprietari e la coop che l’ha gestito per trent’anni

Cinquecento posti tra galleria e platea, è chiuso da prima della pandemia. Gli intestatari dell'immobile puntano il dito contro il Centro Teatro Meridionale che l'aveva in affitto: «Si sono portati via tutto, compresi poltroncine e drappeggi». La replica: «Ci abbiamo investito tanto, non possiamo rimetterci sempre noi»

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di Vincenzo Imperitura
5 ottobre 2022
22:13
Il teatro privo di poltroncine e arredi
Il teatro privo di poltroncine e arredi

Un grosso guscio vuoto nel salotto buono del paese. Potrebbe finire così la lunga storia del Teatro Gioiosa, passato dall’essere l’unico (o quasi) palcoscenico operativo nella Locride, a ennesimo “paziente” agonizzante sul piatto della cultura calabrese. Chiuso al pubblico da prima della pandemia, lo scatolone che affaccia su piazza Vittorio Veneto a Gioiosa Ionica – circa 500 posti tra galleria e platea – rischia infatti di trasformarsi in un banale magazzino o nell’ennesimo centro commerciale.

E d’altronde, l’aspetto di un magazzino già lo ha assunto. Le poltroncine per assistere agli spettacoli, i drappeggi del palcoscenico e quelli che coprono le uscite di sicurezza. Persino il sipario, calato per l’ultima volta prima di essere smontato e portato altrove: tutto sparito a fronte di un vuoto desolante che si mette di traverso anche alla scalata per la nomina del comprensorio a Capitale della cultura 2025. Una vicenda amara – valutata circa 150 mila euro –  che, inevitabilmente, è finita a carte bollate, con i proprietari del teatro che hanno denunciato il vecchio gestore con l’ipotesi di appropriazione indebita.


La battaglia legale

Scaduto dopo più di trenta anni il contratto di affitto tra il Centro Teatro Meridionale e i proprietari della struttura e vista l’impossibilità di trovare un accordo per il rinnovo, i problemi sono saltati fuori al momento della riconsegna delle chiavi. Siamo nel febbraio scorso, quando le parti certificano nero su bianco come il ventre della sala fosse ormai stato spogliato della sua stessa essenza. «Si sono portati via tutto – dicono gli eredi dei proprietari del palazzo – ora la sala è completamente inservibile e con quello che ci costa di tasse l’unica soluzione potrebbe essere quella di trasformarlo in magazzino. Eppure nei contratti di affitto c’è scritto chiaramente che ogni miglioria e lavoro effettuato durante il periodo d’affitto deve rimanere di pertinenza del teatro. Ora invece non c’è niente, nemmeno le vecchie sedute in legno». Una tesi però respinta da Domenico Pantano, che della coop che ha gestito il teatro per oltre tre decenni è l’anima: «Il primo ad essere triste per questa situazione sono io, però le sedute le avevamo comprate noi in sostituzione di quelle degli anni '50 orami inservibili. Abbiamo fatto tanti lavori che sono rimasti al teatro: i camerini, il palco, il sistema di riscaldamento. Negli anni abbiamo investito un sacco di soldi, non possiamo rimetterci sempre noi. Piuttosto devo constatare che ci hanno lasciati tutti soli».

Gioiello anni '60

Inaugurata negli anni ’60 come sala cinematografica, nel tempo quel palazzone quadrato è diventato uno dei luoghi iconici della cittadina jonica, tanto da ospitare, sulle sue mura esterne, il “quarto stato dell’antimafia”, primo murale anti ‘ndrangheta della storia calabrese. L’opera, ideata  da un artista del luogo e commissionata dalla Cgil di Milano, fu realizzata durante la grande manifestazione in memoria di Rocco Gatto, il mugnaio ucciso dalle coppole storte di Gioiosa nel ‘77, ed è diventata uno dei simboli stessi del paese. Abbraccia(va) simbolicamente uno dei luoghi di produzione di cultura del territorio, è rimasto a fare da cornice ad una scatola vuota. Una scatola vuota che rischia di rimanere tale a lungo. Ancora di salvezza potrebbe essere un finanziamento Cis di 2,5 milioni di euro a cui il comune di Gioiosa ha chiesto accesso con l’idea di comprare l’intera struttura e riportarla al centro del progetto paese, ma con i tempi della burocrazia calabrese c’è poco da stare tranquilli

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