Imponimento, notizie riservate al boss: nei guai tre finanzieri e un poliziotto

L’operazione della Dda porta in carcere un sovrintendente e sotto inchiesta altri appartenenti alle Fiamme gialle che avrebbero violato i segreti d’ufficio per favorire la cosca di Filadelfia

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di G. B.
22 luglio 2020
17:28
Nel riquadro il boss Rocco Anello
Nel riquadro il boss Rocco Anello

Ci sono anche tre finanzieri ed un poliziotto fra gli indagati dell’operazione “Imponimento” coordinata dalla Dda di Catanzaro. Ad essere stato ieri arrestato è il brigadiere capo della Guardia di finanza, in servizio al Comando provinciale della Gdf di Vibo Valentia, Domenico Bretti, 50 anni, di Filadelfia. Rivelazione di segreti d’ufficio – con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa – il reato contestato in concorso con Giovanni Anello, 31 anni, attuale assessore ai Lavori pubblici del Comune di Polia, ritenuto il faccendiere del clan Anello di Filadelfia e pure lui fra gli arrestati. 

 

In particolare, Domenico Bretti – sovrintendente della Guardia di finanza – è accusato di aver acquisito notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete, rivelandole e agevolandone la conoscenza. Compulsato da Giovanni Anello, Bretti si sarebbe interessato ad un controllo al quale era stato sottoposto il 21 gennaio 2017 lo stesso Anello da parte della Guardia di finanza di Lamezia Terme. Domenico Bretti avrebbe così rivelato a Giovanni Anello che il controllo era strumentale alla rimozione di una microspia installata dalle Forze dell’ordine per monitorare le conversazioni all’interno dell’autovettura di Anello. Giovanni Anello avrebbe divulgato la notizia informando della situazione Francescantonio Anello (31 anni, di Filadelfia, arrestato) in considerazione delle ripercussioni che potevano derivare da tale monitoraggio.

 

Altra contestazione per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio (aggravata dalle finalità mafiose) viene mossa a Domenico Bretti per l’interessamento relativo al controllo fiscale incrociato che coinvolgeva la ditta individuale di Gaetano Ruscio (36 anni, di Filadelfia, arrestato), controllo avviato dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Vibo Valentia in data 27 gennaio 2015. Bretti avrebbe fornito a Ruscio le informazioni da lui acquisite, rivelando che tale controllo era finalizzato ad accertare le responsabilità di Domenico Fraone (commercialista di Filadelfia, ex consigliere provinciale di Vibo Valentia).

 

Il boss Rocco Anello, l’omonimo Rocco Anello (cl. ’91), l’assessore del Comune di Polia Giovanni Anello e Domenico Bretti sono quindi accusati del reato di corruzione aggravata dalle finalità mafiose. Avrebbero stretto un accordo corruttivo che prevedeva la possibilità per Domenico Bretti (in cambio di “soffiate” al clan) di usufruire – quale titolare di fatto della ditta Gardenia Marmi – di prestazioni d’opera a titolo gratuito (viaggi di camion effettuati dalla ditta di movimento terra riconducibile al boss Rocco Anello) e di accedere alla spartizione oligopolistica e mafiosa di appalti e commesse nella zona, grazie alla influenza ed alla “sponsorizzazione” della cosca Anello di Filadelfia. Domenico Bretti – secondo la Dda di Catanzaro e la Guardia di Finanza che ha condotto sul campo l’inchiesta – è infine accusato anche del reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

 

Gli altri finanzieri indagati. Ad essere indagati anche Antonio Dieni, 46 anni, di Catanzaro, appuntato della Guardia di finanza e già in servizio al Gico di Catanzaro. Anche per lui il reato di rivelazione di segreti d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività mafiose del clan Iannazzo di Sambiase.

 

L’altro finanziere indagato è invece Franco Pontieri, 47 anni, di Nocera Terinese, all’epoca dei fatti in servizio nella tenenza della Guardia di finanza di Amantea. E’ accusato di aver fornito a Nicola Monteleone, 40 anni, di Polia (arrestato quale appartenente al clan Anello), notizie circa un’operazione di polizia poi scattata nel febbraio del 2017.

 

L’assistente capo della Polizia indagato. Infine, fra gli indagati c’è Pietro Verdelli, 46 anni, di Figline Vegliaturo (Cs). E’ accusato dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione di segreti d’ufficio (con l’aggravante mafiosa) per essersi interessato il 17 luglio 2016 al controllo al quale era stato sottoposto – ad opera dei carabinieri – Nicola Monteleone, fornendo allo stesso le informazioni da lui acquisite e rivelando che il controllo aveva ad oggetto un incontro dello stesso Monteleone con il boss Rocco Anello e Nazzareno Bellissimo (38 anni, di Monterosso Calabro, arrestato per associazione mafiosa). Monteleone avrebbe quindi prontamente informato della notizia gli stessi Rocco Anello e Nazzareno Bellissimo.

Giornalista
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