Inchiesta concorso ispettori scolastici, pure la Barbieri (non indagata) rifiuta di dare conto

VIDEO | Continua il silenzio intorno alla selezione che è costata la poltrona alla dirigente Calvosa. Anche la terza componente della commissione esaminatrice evita le domande

 

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di Agostino Pantano
18 marzo 2021
18:35

È la terza commissaria del concorso che ha terremotato l’Ufficio scolastico regionale, è l’unica non indagata, ma ugualmente Rosanna Barbieri rifiuta di dare spiegazioni oppure esplicitare il proprio punto di vista. Su come, secondo la procura di Vibo Valentia, Maurizio Piscitelli e Maria Rita Calvosa, gli altri selezionatori, entrambi indagati nell’operazione Diacono, avrebbero agito per favorire il candidato Giovanni Carbone, non vuol dire nulla la dirigente dell’Usr e reggente del provveditorato di Crotone.

«No comment», si trincera al telefono Barbieri indisponibile a rilasciare interviste, come lo era stato anche il docente candidato che, secondo l’accusa, si sarebbe prestato a garantire il desiderato trasferimento a Roma della dirigente dell’Usr, Calvosa. Intorno a questo concorso, insomma, continuano ad alzarsi muri di gomma eppure, la selezione per 3 ispettori – poi portata a termine senza che Carbone risultasse tra i vincitori – non è solo un caso giudiziario.


Si scopre infatti che nel dicembre scorso, quindi prima del clamore suscitato dagli arresti per il diplomificio di Stefanaconi, il parlamentare di Forza Italia Roberto Occhiuto aveva presentato una interrogazione che avanzava serissimi dubbi sulla legittimità del concorso, avanzando inquietanti dubbi finanche sui titoli dei vincitori. E però, Barbieri, Calvosa e Carbone – sebbene cercati nella nostra inchiesta - non rispondono mentre l’altro commissario, Piscitelli, è detenuto, finendo con l’inspessire i sospetti intorno a quello che da qualche tempo a questa parte capita nell’Usr calabrese, oggi affidato al capo dipartimento del ministero, Giovanna Boda, visto che Calvosa è stata sospesa, di fatto l'ennesimo commissariamento in Calabria.

Il silenzio, anzi la reticenza, di Rosanna Barbieri a dire il vero appare più inspiegabile visto che la donna - non indagata, va ripetuto - è abituata ai riflettori mediatici, e al dovere di rendere pubbliche spiegazioni intorno alla propria funzione, essendo stata in politica – era la candidata a sindaco di Crotone che il Pd mise in campo nelle elezioni del 2016 – e, suo malgrado, avendo guadagnato nel recente passato una ripetuta menzione, da non indagata, nell’operazione Thomas portata avanti dalla Dda di Catanzaro contro la masso-mafia crotonese.

Diverse pagine in cui gli investigatori trascrissero le intercettazione dei dialoghi tra Barbieri e il suo compagno, Ottavio Rizzuto, presidente della Bcc cittadina, lungamente a capo dell’ufficio tecnico del comune di Cutro, arrestato perché ritenuto figura nevralgica per favorire il radicamento economico e politico della cosca Grande Aracri, mafia di serie A di cui – dimostrando di conoscerne pericolosità e caratura – Rizzuto parlava al telefono ripetutatamente con la compagna, che prendeva atto  - pare senza colpo ferire - della sua dichiarata «contiguità» con il clan.

 

Giornalista
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