Piazza sicura

Inchiesta su piazza Bilotti a Cosenza: effetto boomerang per le intercettazioni

Il provvedimento di inutilizzabilità delle captazioni telefoniche e ambientali fa emergere un'inchiesta avviata ma non (ancora) partorita della Dda di Catanzaro

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di Antonio Alizzi
4 dicembre 2021
07:20

È giurisprudenza ormai consolidata che le intercettazioni telefoniche, ambientali o telematiche non possono essere utilizzate da un procedimento penale all’altro in mancanza dei requisiti previsti dalle norme vigenti. L’ordinanza emessa nei giorni scorsi dal tribunale di Cosenza conferma questo orientamento. La questione era stata avanzata nell’ambito del processo “Piazza sicura”, ovvero quello sulla stabilità di piazza Bilotti, in riferimento a un’indagine prima archiviata dalla procura di Cosenza e poi “riesumata” dalla procura di Catanzaro, attraverso il passaggio delle captazioni da un’inchiesta all’altra.

Intercettazioni inutilizzabili, non è la prima volta

Il caso delle intercettazioni è da tempo che viene proposto e riproposto dinanzi ai giudici cautelari e successivamente a quelli di merito. Le eccezioni di questo tenore erano state formulate anche in altri processi importanti. Nell’ultimo periodo citiamo quello contro Pino Tursi Prato a Salerno (le cui intercettazioni provenivano dal procedimento penale “Thomas”, quello contro i professionisti “vicini” al clan mafioso di Nicolino Grande Aracri), Mario Russo a Paola e, soprattutto, quello contro Vincenzo Luberto e Ferdinando Aiello sempre a Salerno.


Gli atti del 2019 contenuti in “Lande desolate”

Quanto deciso dai giudici collegiali di Cosenza non è solo importante a livello processuale, perché fa tirare un mezzo sospiro di sollievo agli imputati, ma permette di conoscere quelle che sono state alcune inchieste antimafia coordinate dalla procura di Catanzaro che, allo stato attuale, rimangono in standby. Notizie investigative probabilmente nuove a una parte delle persone finite a giudizio, ma non al nostro network che nel 2019, in esclusiva, aveva riportato una serie di documenti contenuti nell’inchiesta “Lande Desolate”, quella che ha portato il 4 gennaio del 2021, all’assoluzione dell’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio.

Quell’ipotesi iniziale di associazione mafiosa

Dentro “Lande Desolate”, c’era un mondo investigativo parzialmente esplorato dagli inquirenti, i quali, nonostante centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, non erano riusciti, almeno all’epoca, a mettere i tasselli del mosaico nel posto giusto, relativamente a una associazione mafiosa operante a Cosenza, che voleva ottenere lavori in sub-appalto, dall’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri. Una parte dei soggetti intercettati e pedinati, sono in “Piazza sicura”: dal costruttore romano all’ex sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. Quelli assenti, invece, sono imprenditori edili che, secondo le tesi dell’epoca, sarebbero stati contigui alle cosche degli italiani: dal clan Perna al sodalizio capeggiato da Ettore Lanzino. Ipotesi rimaste tali dopo un periodo di “ascolto” medio-lungo.

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