Ecomostri Calabria

Incompiute e vecchi pontili, ecco come il cemento selvaggio ha sfregiato le bellezze della Locride

A Stignano e Siderno due esempi di strutture fatiscenti che fanno a pugni con la bellezza del territorio. Un vero e proprio pugno nell'occhio con il paesaggio naturale circostante (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Ilario  Balì
4 giugno 2022
07:30

Edifici mai finiti lasciati in stato di abbandono che cozzano come un pugno nell'occhio con il paesaggio naturale circostante. Spazi di verde sacrificati al cemento per fare posto ad alberghi rimasti un miraggio. E poi ancora costruzioni spesso in piena regola dal punto di vista regolamentare, ma che fanno a pugni con la bellezza dei luoghi. Il nostro viaggio negli ecomostri di Calabria fa tappa oggi nella Locride dove, tra Stignano e Siderno, gli esempi di non finito calabrese non mancano.

Qui Stignano

Altro che ecomostro. Quando all’inizio degli anni ‘80 alcuni privati, su un progetto di un urbanista romano, decisero di realizzare un complesso adibito a residence turistico nel tratto di spiaggia a cavallo tra i comuni di Stignano e Riace fecero tutto in presenza di regolare concessione edilizia. Poi entrò in vigore la legge Galasso che ha modificato le distanze dal mare e che impose chiari vincoli paesaggistici. Gli scheletri però erano già fatti e finiti, allineati con una struttura già esistente e chiusa da oltre 10 anni. E così, quarant’anni dopo la posa della prima pietra, quell’ammasso di cemento armato è ancora visibile agli automobilisti in transito sulla statale 106 lasciato all’incuria e al degrado. Lo scorso anno il fotografo di origini sidernesi Cosimo Alfarano lo scelse per realizzare alcune opere d’arte ispirate all’Inferno di Dante, in occasione dei 700 anni dalla sua nascita.


Qui Siderno

Uno dei simboli del litorale della cittadina più popolosa della Locride da qualche anno si presenta così, squarciato e diviso in due tronconi dalle mareggiate degli ultimi anni ma ancora in piedi. È il vecchio pontile di Siderno, che si staglia sulla spiaggia di Pantanizzi, lato nord della periferia sidernese. Lo «scarricaturi» (pontile di scarico), lungo 180 metri, era stato realizzato da una nota azienda locale di calcementi, e fino ad alcuni anni addietro veniva utilizzato per operazioni commerciali, diventando uno degli scali marittimi più importanti del Meridione nell'Ottocento, richiamando molti commercianti e imprenditori dalle zone tirreniche calabresi, che sulla jonica decisero di impiantare varie attività.

Circa due anni era balzato agli onori della cronaca quando la compagnia aerea Easy Jet decise di utilizzarlo per una campagna promozionale attraverso uno scatto diventato virale sui social, con relative polemiche. «Ormai inattivo da diverso tempo mantiene però un suo fascino – riportava un post della low cost su Facebook - ricorda un pò i moli americani che tanto spesso vediamo nei film».

Giornalista
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