L’iniziativa

Prevenire i suicidi in carcere: una maratona oratoria per sensibilizzare l’opinione pubblica organizzata dalla Camera Penale di Paola

VIDEO | La manifestazione si è tenuta questa mattina nel piazzale del Palazzo di Giustizia cittadino. Esaminata la vasta gamma di motivi per cui sarebbe opportuna una revisione del rapporto tra la condizione della reclusione e la tutela dei diritti 

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di Francesco Frangella
6 giugno 2024
21:40

La Camera Penale di Paola, intitolata all'avvocato Enzo Lo Giudice, ha organizzato una maratona oratoria nel piazzale del Tribunale cittadino per sensibilizzare l’opinione pubblica sul drammatico fenomeno dei suicidi in carcere. Questa iniziativa, di rilevanza nazionale, è stata sostenuta dai penalisti della città del Patrono di Calabria, i quali hanno ripreso le parole del presidente Mattarella, che ha sollecitato «interventi urgenti» per affrontare la serie di decessi avvenuti dietro le sbarre. Proprio nel corso della giornata, il triste conteggio ha raggiunto la 39esima vittima, cifra che salirebbe a 43 includendo anche gli operatori penitenziari che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. Gli oratori, tra i più abili nell'arte del parlare in pubblico, hanno esaminato la vasta gamma di motivi per cui sarebbe opportuna una revisione del rapporto tra la condizione della reclusione e la tutela dei diritti che ogni condannato conserva.

Vicepresidente della Camera Penale paolana, l’avvocato Alessandro Gaeta ha spiegato: «Io sono iscritto all'associazione “Nessuno tocchi Caino”, che è un'associazione molto presente in Italia e fa delle visite periodiche nelle carceri proprio per assicurarsi dello stato in cui vivono i detenuti. L'avvocato è l'unico baluardo della legalità, il detenuto ha soltanto noi come voce per l'esterno, ma molte volte, anzi quasi sempre, anche per l'interno».


«Il mondo del carcere è un mondo a sé - ha proseguito l’avvocato Gaeta - io oserei dire è un microcosmo nel cosmo. Noi che cosa facciamo? Noi stiamo dietro agli assistenti sociali, allo psicologo, cerchiamo di sollecitarli affinché, anziché rapportarsi con un detenuto, ogni mese, ogni due mesi, lo facciano con maggiore frequenza, soprattutto con taluni che hanno delle fragilità. Loro hanno un organico risicatissimo, e mi riferisco agli educatori, mi riferisco allo psicologo del carcere, e l'organico risicatissimo comporta che per la mole dei detenuti che ci sono loro stessi hanno difficoltà a svolgere in modo completo il loro compito. Loro hanno delle serissime difficoltà. Noi quello che possiamo fare è stare dietro a queste figure professionali».

Negli ultimi trent'anni, le vittime sono state oltre 4.500, con una media di una ogni tre settimane. Questo dato evidenzia un malessere radicato dietro le sbarre, che necessita di attenzione, specialmente da parte della politica. Nonostante la campagna elettorale in corso, le condizioni di vita nelle carceri non sembrano essere una priorità nell'agenda dei tanti candidati. Tuttavia, i sindaci (nella fattispecie Cosimo De Tommaso di San Lucido e Giacomo Middea di Fuscaldo), in qualità di amministratori, si sono impegnati in prima linea per mostrare la vicinanza delle comunità a questo problema, che non può restare confinato tra le mura delle case circondariali.

Il presidente della Camera Penale “Enzo Lo Giudice”, Giuseppe Bruno, ha spiegato: « Non è facile, non è assolutamente facile, perché molte volte abbiamo anche difficoltà, è un dramma che chi frequenta i tribunali, chi frequenta le carceri ma in generale chi ha a che fare nel mondo della giustizia lo constata ogni giorno, ogni ora, ogni momento».

«Noi come Camera Penale di Paola - ha aggiunto il presidente Bruno - così come tutte le Camere Penali d'Italia abbiamo creato, uso questo termine che in realtà non è originale perché vi sono state già altre manifestazioni, una maratona oratoria per sensibilizzare il più possibile la cittadinanza».

«Sensibilizzare la cittadinanza - ha concluso l’avvocato Bruno - significa tendere a sensibilizzare il nostro legislatore e il Ministero della Giustizia che sembrano sordi a questo grido di allarme, a questa problematica sempre più forte. Perché chi è detenuto in carcere non è un soggetto che è privato da tutti i suoi diritti, non è un soggetto che è limitato in quelle che sono le possibilità di educazione e reinserimento, non è un soggetto che è destinato a morire. Questo è il grande problema, questo è il grande quesito che ognuno di noi deve rispondere».

Presente all’incontro anche la consigliere regionale Sabrina Mannarino, che nella sua veste di avvocato componente la Camera Penale di Paola, ha così commentato: «quello che affrontiamo oggi, è un tema che ci interessa da tantissimi anni, penso da 30 anni per quanto mi riguarda. Il sistema carcerario è il termometro della civiltà di un popolo. Un popolo è civile se il suo sistema carcerario è umano e tende soprattutto oltre che a punire anche a riabilitare. Questo ancora, nella nostra Italia, purtroppo non ha attuazione completa, non sono stati attuati tutti i principi costituzionali. A noi avvocati l'onere di individuare il problema e di sensibilizzare la politica».

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