Green pass obbligatorio

La protesta corre sui social: su Telegram la mappa dei locali calabresi che rifiutano la norma

Già una ventina tra hotel e ristoranti hanno segnalato le proprie attività come "a ingresso libero" e la lista aumenta di ora in ora

di Alessia Principe
6 agosto 2021
17:01

Nel primo giorno di Green pass obbligatorio per alcuni luoghi al chiuso, tra cui bar, cinema e ristoranti, su Telegram il gruppo “Aperti e Liberi” sta aggiornando in tempo reale gli esercizi commerciali che hanno detto “no” all’obbligo di esibizione della carta verde. In Calabria, secondo la mappa, ce ne sono già 17, tra ristoranti e hotel, più due studi medici. Scalea, Decollatura, Belvedere, Fuscaldo, Corigliano-Rossano, Petilia Policastro, Crotone, Botricello, Catanzaro, Lamezia, Vibo Valentia, Reggio e San Ferdinando sono alcune delle città sedi di pub, agriturismi e alberghi che hanno deciso di opporre resistenza al decreto governativo.

«Siamo per il rispetto della Costituzione»

Il gruppo di attivisti si dichiara dalla parte delle «attività che obbediscono alla Costituzione esercitando il proprio diritto al lavoro e che non accettano limitazioni non giustificate» e conta centinaia di adesioni che stanno crescendo di ora in ora.


La certificazione verde, secondo quanto stabilito dal governo, è necessaria per mangiare al tavolo al chiuso, per spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive, per visitare musei e mostre, frequentare piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all'interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso.

Multe salate in arrivo

Il decreto del governo prevede che «i titolari o i gestori dei servizi e delle attività sono tenuti a verificare che l’accesso ai predetti servizi avvenga nel rispetto delle prescrizioni». Un passaggio che sta creando una montagna di polemiche da parte degli esercenti. Il decreto prevede multe che vanno da 400 a 1000 euro sia a carico del commerciante che del cliente. In caso di violazione reiterata per tre volte in tre giorni diversi, «l’sercizio potrebbe essere chiuso da uno a dieci giorni».

Giornalista
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