La tragedia della Fiumarella, l'incidente ferroviario che costò la vita a 71 catanzaresi

A dicembre saranno 60 anni dalla sciagura. Uno dei vagoni del treno deragliò e precipitò da un viadotto alto quasi 50 metri. A bordo vi erano molti studenti: 27 anni l'età media delle vittime

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di Franco Laratta
22 dicembre 2020
14:43
Il treno deragliato e la disperazione dei familiari delle vittime
Il treno deragliato e la disperazione dei familiari delle vittime

Una tragedia rimossa! Tra le 7:45 e le 7:55 di sabato 23 dicembre 1961 lungo la linea a scartamento ridotto Cosenza-Catanzaro, retta dalla Mediterranea Calabro-Lucane (MCL), si verificò una sciagura ferroviaria (detta della Fiumarella), di proporzioni enormi. Furono 71 i morti (età media di 27 anni). Trentasei erano studenti (ben ventisette di Decollatura). 

La sciagura ferroviaria della Fiumarella è il più grave e ignorato deragliamento ferroviario della storia dell’Italia intera. Il giovane studioso Giovanni Petronio nel suo interessantissimo volume (“I ragazzi della Fiumarella”, Link edizioni Lamezia Terme) ha ricostruito con grande accuratezza e dopo una ricerca minuziosa e documentatissima, una tragedia enorme ma pressoché rimossa.


I morti erano tutti della provincia di Catanzaro, soprattutto di Decollatura con trentuno (il 44%) dei settantuno morti totali, (19 anni, l’età media delle vittime della cittadina, 27 quella totale), ma anche in forma minore di altre comunità come Amato, Carlopoli, Cicala, Conflenti, Gimi-gliano, Motta Santa Lucia, San Pietro Apostolo, Serrastretta, Sorbo San Basile, Soveria Mannelli, Panettieri e, persino Ardore, Isola Capo Rizzuto e Atripalda.

Giovanni Petronio fa una analisi molto precisa dell'accaduto: «Secondo la tesi ufficiale, quella scaturita dalle perizie e dal processo, l’alta velocità cagionò il deragliamento e la rottura del gancio di trazione che fece precipitare il secondo dei due treni, il rimorchio, e non il primo, la motrice, da un viadotto alto 47 metri, conficcandolo nel greto dell’omonimo torrente. Il dito venne puntato contro il macchinista Ciro Miceli, il quale, avendo le sue grandi e gravi colpe, fu giustamente condannato; altri invece, che di responsabilità ne avevano pure, e tante, rimasero ingiustamente al loro posto».

Questo è quello che accadde quel 23 dicembre 1961, per come si può ricavare dalla precisa ricostruzione di Petronio: il treno A7 partì dalla stazione di Soveria Mannelli alle 6:43, composto da un’automotrice Breda M2 123  e da un carrello rimorchio Breda RA 1006; sarebbe dovuto arrivare al capolinea di Catanzaro alle 7:57. La prima vettura si riempì quasi subito, successivamente transitò nelle svariate stazioni, dove, gli studenti che si incamminavano verso le scuole, i lavoratori e pendolari occasionali, trovarono posto principalmente nella seconda vettura.

Alcuni si recavano a fare visite di cortesia o a vendere qualche prodotto locale al mercato settimanale. Alle 8:00 a Decollatura, così come in tutta la zona, circolano delle segnalazioni non controllate. Una littorina è precipitata in un burrone! Quale littorina?! Quella delle 7:00, quella delle 8:00? L’unico telefono è occupato. Familiari, parenti e amici, sono usciti per le strade, sono afflitti, dubbiosi. Le notizie iniziano a circolare più precise, più chiare: il secondo vagone della littorina delle 7:00 è precipitato! Nel giro di poco il quadro divenne sempre più chiaro, le donne iniziarono a graffiarsi il viso e, a tirarsi letteralmente i capelli».

Scrive Giovanni Petronio: «A bordo dei due convogli c’erano circa duecento individui, ben novantanove su quello che precipitò. I decessi sono stati settantuno, di questi quarantasette con un’età compresa tra gli 0 e i 30 anni, tredici tra i 40 e i 50, e ancora undici tra i 50 e i 70. La media di età di tutti i settantuno  martiri è di 27 anni! Gli studenti erano trentasei, ventisette di Decollatura; 15 anni la media dei deceduti della singola comunità, che diventa di quasi 19 se inseriamo gli altri quattro mancati».

Il prossimo anno saranno i 60 anni dalla sciagura della Fiumarella. Sarà quella l’occasione per fare memoria, per ricordare le povere vittime, ma anche per discutere sullo stato dei trasporti ferroviari nella nostra regione, in particolar modo delle Ferrovie della Calabria che hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle aree interne, ma che sembrano soffrire di una crisi piuttosto seria e delicata.

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