Lamezia, la mensa della Caritas riapre le porte ma con rigide regole anti-Covid

VIDEO | Dopo mesi di pasti da asporto la Diocesi abbraccia simbolicamente di nuovo chi ha bisogno di un sostegno

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di Tiziana Bagnato
9 ottobre 2020
17:31

La mensa della Caritas Diocesana di Lamezia Terme, da venti anni riferimento per i più fragili, riapre le porte del suo refettorio. Il lockdown e la pandemia da Coronavirus, se da un lato hanno aumentato le richieste di aiuto dall’altro hanno costretto la Diocesi a dovere fornire solo pasti da asporto. Oltre 120 panini al giorno per mesi fino all’assestamento odierno, circa 70 persone al giorno, con una diminuzione delle richieste legata anche alla ripresa di diverse attività lavorative.

 

Ora si riparte, con gioia e dedizione come sempre, ma con nuove regole.  Si entra a turni nel refettorio, dopo essersi registrati e avere igienizzato le mani, oltre che dopo essere stati sottoposti alla rilevazione della temperatura. Tra un turno e l’altro vengono igienizzate sedie e tavoli. In cucina lavorano volontari e volontarie, arrivano dalle parrocchie del territorio e da gruppi scout. Cucinano pranzi succulenti, dall’odore e dai colori invitanti confortati anche dalle donazioni di aziende e privati. Oggi nel menù pasta al sugo, cavolfiori, melanzane ripiene e pesce impanato.

 

Quando la mensa Caritas ha aperto, ci spiega il vice direttore don Giuseppe D’apa, era ospitata nei locali del seminario vescovile ed era frequentata per lo più da italiani. Ora le cose sono cambiate. Sono per lo più gli extracomunitari a rivolgersi alla Caritas e a non avere una casa. Gli italiani sono meno e hanno un alloggio, aggiunge Maria Concetta Briatico, una delle responsabili del servizio,  ecco perché a loro il pasto viene consegnato da portare via.

 

Si cerca di fare in modo che i bambini vengano tutelati o tenuti al riparo da situazioni di disagio e sofferenza consegnando il pasto da portare a casa. Le attività della Caritas non si sono mai fermate del tutto, dall’accoglienza all’ascolto. Anche ora, seppur dietro una lastra di plexiglass, si continua ad ascoltare e a dare voce, anche se, ci dice una volontaria: «Sono i loro occhi a parlare, lì di nasconde la sofferenza e il bisogno di amore che hanno».

Giornalista
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