Lamezia, 29 anni fa l'omicidio dei due netturbini: piantati alberi in loro memoria

VIDEO | A quasi 30 anni dall’agguato in cui morirono Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, la città della Piana li ricorda e pretende verità su una tragedia mai dimenticata. I familiari: «Si è voluto coprire qualcuno di potente»

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di Tiziana Bagnato
24 maggio 2020
08:15

D’ora in poi Lamezia avrà due alberi di limoni a simboleggiare Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano. Nel quartiere Miraglia di Sambiase, nel luogo in cui vennero ammazzati, all’alba di 29 anni fa, questa mattina alle cinque i due netturbini uccisi in un agguato sono stati ricordati e omaggiati. Una cerimonia che si ripete ogni anno ma che stavolta vede anche una piantumazione simbolica.

 

Presenti alla cerimonia l’amministrazione comunale, i familiari, gli amici, semplici cittadini, parlamentari, il testimone di giustizia Rocco Mangiardi e il regista Francesco Pileggi. Lamezia non si arrende e continua a chiedere dignitosamente giustizia per Francesco e Pasquale diventati agnelli sacrificali di una guerra sugli appalti della raccolta dell’immondizia che tra certezze e indizi non ha portato nessuno dietro le sbarre, lasciando una ferita sanguinante in chi li ha conosciuti e amati, ma anche nella città intera. Ora questi limoni, pianta che dà frutti tutto l’anno, a dare linfa al loro ricordo e speranza nella giustizia. L’anno prossimo saranno trent’anni dalla loro uccisione, tanti, troppi.

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Il rischio è che mandanti ed esecutori non siano più nemmeno in vita, ma anche se fosse è giusto che Francesco e Cristiano abbiano chiarezza sulla loro storia, che si sappia cosa è accaduto, perché hanno lasciato questa terra, i loro figli, i loro familiari. «Il caso si poteva risolvere ma si è voluto coprire qualcuno di potente» ha detto la figlia di Francesco, Stefania Tramonte mentre Francesco Cristiano, fratello di Pasquale, ha chiesto di torchiare i pentiti.

 

Presente alla commemorazione anche Martino Ceravolo, padre di Filippo, ennesima vittima senza giustizia, ucciso a soli 19 anni nel vibonese dopo avere chiesto un passaggio. Il padre non ha pace e ricorda il figlio raccontando la sua storia in ogni occasione possibile, ma ora denuncia anche le provocazioni di cui lui e la sua famiglia sono vittime da parte della criminalità del posto e chiede che le autorità mettano un freno.

Giornalista
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