Lamezia, lo scandalo del parco della Pedichiusa: fondi a rischio e residenti inferociti

VIDEO | Rischia di rimanere l’ennesima incompiuta un progetto di sutura tra la vecchia e la nuova Nicastro. I ritardi potrebbero portare alla restituzione dell’ultima tranche del finanziamento

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di Tiziana Bagnato
23 novembre 2020
20:37

Sulla carta il Parco della Pedichiusa esiste dal 2009 quando si aggiudicò un finanziamento da due milioni e mezzo di euro di fondi Par-Fas, rimodulati più volte, in seguito a mancanza di pareri positivi, tagli, riassestamenti di aree di intervento e così via. Un progetto non da poco, in grado di cambiare il volto della città e di ricucire Nicastro vecchia con la parte più recente e frequentata, ma anche un collegamento vero e proprio con la zona più storica e affascinante, ma allo stesso più bistrattata.

 


Previsto addirittura un ascensore. I lavori per la realizzazione del parco sono iniziati nel 2014 e proseguiti a singhiozzo, fino ad arrivare ad oggi, 2020, con un’interruzione dei lavori che può diventare un boomerang. La fine dei lavori era prevista per il 2015 e si rischia la perdita dell’ultima tranche del finanziamento, il tutto mentre qua e là giace lo scheletro del parco, dal ponte di ferro ormai arrugginito, a impalcature e reti di contenimento.

 

C’è poi un altro “dramma” per gli abitanti del posto. Molto terreni sono stati espropriati per essere incorporati al parco ma non sono stati più manutenuti e si sono trasformati in vere e proprio foreste piene di topi e serpenti, nonché discariche a cielo aperto. Chi abita nelle viuzze strette della zona nota appunto come Pedichiusa non ne può più e rivendica interventi da parte del Comune.

 

Comune che, intanto, povero di organico ha dato ad un architetto esterno l’incarico di intervento risanamento conservativo del mulino. Della vicenda però si parla poco, solo l’associazione Italia Nostra non si capacita che un’opera del genere possa diventare l’ennesima incompiuta lametina, all’interno di una regione puntellata di cattedrali nel deserto e chiede al Comune di darsi una mossa, di non lasciare che ciò accada e di pensare anche chi vive con l'incubo di quei terreni espropriati ed abbandonati, diventati ingestibili. Quell’eterno “cantiere” insomma va portato a termine.

 

Giornalista
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