A Lamezia migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi

Sono oltre 68 mila le tonnellate di rifiuti pericolosi arrivate nel sito industriale di Lamezia Terme e classificate come innocue. Lo dice una branca dell’inchiesta ‘Tempa Rossa’ che indaga su un traffico illecito di rifiuti tra l’Eni di Viggiano e la Calabria

di Tiziana Bagnato
7 aprile 2016
11:04

Numeri da capogiro. Tali da giustificare un affare così rischioso. Ammonterebbe a circa 11 milioni e mezzo di euro quanto guadagnato dalla ditta lametina Ecosistem secondo la Procura di Potenza, la cui d’indagine sull’Eni, denominata Tempa Rossa, è costata le dimissioni al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi.

 


Scarti petroliferi venivano portati nei siti di Lamezia, Gioia Tauro e Bisignano, dopo essere stati identificati con codici costruiti ad hoc per nascondere il fatto che fossero pericolosi. Lo smaltimento così costava molto di meno. Secondo le indagini del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, classificando tutti i rifiuti come innocui l’Eni riusciva a risparmiare tra i 120 e i 70 euro a tonnellata. Cifre importanti che avrebbero portato poi la compagnia per l’energia a economizzare in un anno tra i 34 e i 77 milioni di euro.

 

Ma a spaventare sono i numeri che indicano quanti rifiuti sono arrivati nell’ex zona Sir di Lamezia Terme. Dalle carte dell’inchiesta emerge che la sola Econet avrebbe ricevuto più di 68 mila tonnellate di rifiuti liquidi pericolosi. Gli indagati calabresi, al momento sono Rocco Aversa, Antonio Curcio e Salvatore Mazzotta della ditta Ecosistem Srl, Giuseppe Fragomeni e Maria Rosa Bertucci per la Iam di Gioia Tauro e Vincenzo Morise amministratore unico della Consuleco di Bisignano. Tiziana Bagnato

Giornalista
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