Lamezia, estorsione ai dipendenti: indagato Alberto Statti

I dipendenti erano costretti ad accettare retribuzioni minori di quelle risultanti in busta paga e a rinunciare alle somme di tfr previste con la minaccia dell’immediato licenziamento. Sequestrati beni per 290mila euro

di Redazione
3 giugno 2017
09:01

Il gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme ha eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare interdittiva e reale, emessa dal Gip del tribunale lametino, su richiesta di questa procura della Repubblica, nei confronti di un noto imprenditore agricolo della città della piana, Alberto Statti  (presidente di Confagricoltura Calabria),  per il reato di estorsione continuata in danno di 23 propri dipendenti.

Statti si autosospende da presidente di Confagricoltura Calabria




All’indagato, quindi, in forza del provvedimento magistratuale, è stato temporaneamente imposto il divieto di esercitare l’attività di impresa e gli uffici direttivi di persone giuridiche e di imprese.

L’odierna operazione, denominata "Spartaco" è scaturita da mirati controlli effettuati negli scorsi mesi dai finanzieri in diverse località delle campagne lametine, attraverso il monitoraggio di automezzi, sopralluoghi, appostamenti, pedinamenti e riscontri cinefotografici, effettuata anche col supporto dei mezzi aerei del corpo.

Le indagini hanno permesso di far luce su un più vasto fenomeno di sfruttamento illecito dei dipendenti, sfociante in vere e proprie estorsioni, attuato nel corso degli anni in maniera sistematica, dalla persona oggi destinataria della misura interdittiva e del sequestro di beni. In particolare, i finanzieri hanno scoperto, fra l’altro, che da anni l’imprenditore costringeva sistematicamente i propri dipendenti ad accettare retribuzioni minori (ridotte di circa un terzo) di quelle formalmente risultanti in busta paga oppure non corrispondenti a quelle previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro ed a rinunciare, di fatto, alle somme di t.f.r. previste, con la minaccia dell’immediato licenziamento o, prima dell’instaurazione del rapporto lavorativo, con l’esplicito rigetto della richiesta di assunzione avanzata da coloro che aspiravano all’impiego secondo le regole.


Il sequestro beni. Le indagini, nonostante la ritrosia di quasi tutte le vittime nel riferire le reali condizioni lavorative per il timore di essere subito licenziate, consentivano comunque di verificare la reale estensione del fenomeno illecito, risultato tale da rappresentare una sostanziale fonte di arricchimento per l’imprenditore stesso, quantificato in circa 290 mila euro.

Per tale motivo, le somme quantificate quale illecito profitto derivante dall’attività estorsiva, circa 290.000,00 euro, sono state oggetto di sequestro preventivo disposto dalla magistratura ed immediatamente eseguito dai militari del gruppo della guardia di finanza di lamezia terme.

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