La cerimonia

Lamezia, piazza intitolata alla memoria di Gennaro Ventura: il carabiniere ucciso dalla ’ndrangheta

VIDEO | Vittima di lupara bianca nel 1996 e di una storia tragica e brutale, oggi il fotografo e militare è stato commemorato con una toccante cerimonia. Il fratello: «Mi auguro che mai nessun’altra famiglia debba subire il dolore del silenzio» 

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di Tiziana Bagnato
13 agosto 2021
21:40

Ucciso dalla ‘ndrangheta per avere svolto il suo dovere da carabiniere”. È cristallizzata in questa frase fatta incidere sulla lastra di marmo che dà il nome da oggi a piazza Gennaro Ventura la tragica e grottesca storia della quale è stato vittima il fotografo lametino scomparso nel nulla nel 1996.

Ex carabiniere, uscì per fare delle foto a dei reperti archeologici, annotando anche l’appuntamento sulla sua agenda, ma non fece mai ritorno a casa. Lupara bianca, la più spietata delle “punizioni”, quella che non lascia un corpo sul quale piangere, né un perché o un orizzonte entro il quale incanalare il proprio dolore. Seguirono anni di ricerche, di mezze verità dette mozzichi e bocconi dai collaboratori di giustizia, ma anche di calunnie che andarono a mettere sale sulle ferite dei familiari, fino al ritrovamento di ciò che restava di Gennaro, la sua fede nuziale, il suo telefono cellulare, in un casolare, dodici anni dopo.


Tre gradi di giudizio ricostruirono quella verità amara che sembra scritta da una penna il cui inchiostro è stato attinto nella ‘ndrangheta più avida e retrograda. Il giovane fotografo venne ucciso per vendetta perché quando era carabiniere a Tivoli fece arrestare un parente del boss Cannizzaro. A premere il grilletto dopo averlo attirato in trappola Gennaro Pulice, il cui nome sarebbe diventato famoso nelle cronache dopo avere saltato il fosso.

Ma prima che questa verità diventasse ufficiale e giudiziaria, la famiglia di Gennaro Ventura ha dovuto  subire l’agonia delle maldicenze, di chi metteva in dubbio l’onestà del fotografo e ne prospettava legami con la criminalità organizzata. Ecco perché durante la cerimonia per l’inaugurazione della piazza a pochi passi dal suo laboratorio, officiata dalle autorità, civili, militari e religiose, il fratello Raffaele nel suo breve intervento non ha nascosto l’amarezza masticata.

«Ringrazio – ha detto - gli amici e i conoscenti che non hanno mai avuto dubbi sull’onestà di Gennaro e della sua famiglia, nonostante le voci false e diffamanti che si sono susseguite in questi anni. Passare da anni di illazioni e menzogne a celebrare mio fratello in una piazzetta non è facile. Ma voglio dire che la mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia non è mai vacillata. Credo nel perdono e nella bontà dell’essere umano. Il mio augurio è che mai nessun’altra famiglia debba subire il dolore del silenzio e della perdita che può derivare dalla brutalità dell’essere umano. Buon compleanno Gennaro». Proprio oggi Gennaro avrebbe compiuto 53 anni.

Giornalista
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