Lamezia, poche sterilizzazioni e microchippature: è boom di cuccioli abbandonati

Percorsi farraginosi per assistere gli animali investiti, abbandoni e scarso senso civico rendono sempre più difficile sanare il sistema nonostante l’impegno di animalisti e amministrazione

di Tiziana Bagnato
1 maggio 2020
13:08
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Cuccioli abbandonati a Lamezia
Cuccioli abbandonati a Lamezia

È boom di abbandono di cucciolate a Lamezia Terme. In buste e scatole o direttamente nei cassonetti della spazzatura durante la quarantena in tanti hanno infranto il divieto di uscire di casa per “sbarazzarsi” di cuccioli di cani e gatti.

 

E se prima questi, tramite le associazioni di volontari presenti sul territorio, venivano adottati nel nord Italia dove il fenomeno del randagismo è azzerato, ora il divieto di spostamenti ha messo le ganasce ai trasportini e trovare chi si voglia occupare di loro è diventato ancora più difficile.

Intere cucciolate abbandonate

Ma al di là della quarantena, a Lamezia così come in tutta la Calabria, è il sistema a non funzionare. Un sistema che necessiterebbe di ben più di una oliatura. Non solo non si sterilizza, ma in tanti ancora non microchippano gli animali. Diversi poi i padroni che lasciano incustoditi i propri animali che così ingravidano altri cani o gatti o viceversa si ritrovano ad aspettare dei cuccioli. Cuccioli che il padrone non vuole e di cui poi si disfa, a volte con crudeltà.

 

È di pochi giorni fa il ritrovamento di una cucciolata in un bidone sigillato da un coperchio. A darsi da fare sono i volontari, trovano loro uno stallo, spesso pagano pensioni private per accoglierli, se ne prendono cura. Fanno sforzi immani ma è come voler asciugare il mare a secchiate. C’è bisogno di leggi e di percorsi integrati.

La posizione del Comune di Lamezia

«L’amministrazione sta facendo tutto il possibile» ci racconta Antonietta D’Amico, consigliere comunale e animalista. Il canile comunale non rientra tra quelli sanitari ma tra quelli rifugio. Dovrebbe avere massimo 150 cani ma ne ha molti più. Ed è da qui che dovrebbe partire un progetto che prevede un ambulatorio allestito a spese dell’amministrazione per sterilizzare le cagnette tramite medici dell’Asp e poi reimmetterle nel territorio.

 

Un’idea su cui si lavora da tempo, ma che trova il veto proprio da parte dell’azienda sanitaria la quale pretende che prima di immettere gli animali sul territorio ci sia un certificato rilasciato da un comportamentalista, figura difficile da trovare, che metta nero su bianco che il cane non costituirà un pericolo. Un paletto contenuto in un decreto regionale che non è stato ancora varato.

Le difficoltà in caso di animali incidentati

Rimane poi ancora assolutamente ostico l’iter da seguire qualora si trovi un animale incidentato. Bisogna prima contattare i vigili urbani, poi l’Asp e, infine, l’accalappiacani. A Catanzaro, invece, ci spiega D’Amico, sono state fatte delle convenzioni con cliniche private che intervengono h24. Sistemare l’ambulatorio del canile e stipulare convenzioni con medici veterinari e tra i primi obiettivi che mi si mira a realizzare.  

 

Controlli di censimento e verbalizzazioni quando vengono trovati cani vaganti sul territorio è la proposta avanzata da Clara Solla, delegata Oipa Lamezia, secondo la quale è necessario ormai usare il pugno di ferro, utilizzando, ad esempio, anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza quando vengano individuate cucciolate abbandonate.

Giornalista
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