Lamezia, ruote tagliate ai lavoratori della Progetto Sud. La Cgil: «Segnali allarmanti»

VIDEO | Oggi l’incontro tra don Panizza e alcuni vertici del sindacato guidato da Sposato che chiede un cordone di protezione da parte dello Stato nei confronti di chi prende in gestione un bene confiscato

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di Tiziana Bagnato
11 marzo 2021
12:56

Ruote delle automobili tagliate più volte in pieno giorno ai lavoratori delle varie branche della Comunità Progetto Sud ospitate all’interno dello stabile confiscato alla ‘ndrangheta di via dei Bizantini. In uno dei quartieri a più alta densità criminale di Lamezia Terme, quello di Capizzaglie, la realtà creata dal sacerdote di origine bresciana don Giacomo Panizza torna nel mirino di ignoti.

Ma se negli anni passati ordigni, colpi di pistola e altri atti intimidatori erano stati rivolti al prete simbolo o all’edificio, ora nel radar ci sono i lavoratori. Ecco perché i sindacati confederali hanno deciso di fare rete e di portare solidarietà e non solo alla Comunità. Oggi c’è stato il primo incontro con la Cgil. L’allarme è alto, della questione si sta occupando il Procuratore di Lamezia Terme Salvatore Curcio insieme all’Arma dei Carabinieri, ma la cosa sta per passare nelle mani della Dda di Catanzaro.


Di certo c’è che da anni don Giacomo combatte la sua battaglia tra sociale, lavoro e legalità in un bene che nessuno prima di lui aveva voluto accettare. Ecco perché la Cgil chiede che ci sia un cambiamento di prospettiva e che lo Stato, dopo l’affidamento di beni confiscati, crei un cordone di controllo e protezione.

Durante l’incontro al quale hanno preso parte Angelo Sposato ed Enzo Scalese per la Cgil, l’avvocato della Comunità Italo Reale e Mariateresa Murano per l’Antiracket di Lamezia terme, Panizza ha ricordato le minacce subite, mai velate ma sempre dirette: quel “ti uccidiamo” costretto a sentire più volte e che in precedenza aveva fatto arretrare ogni aspirante.

Poi l’inizio dei lavori, 400mila euro investiti per trasformare la palazzina e renderla accessibile a tutti e un vero e proprio contenitore sociale. Le minacce negli anni sono continuate, ma mai erano state rivolte ai lavoratori. La gente del quartiere non parla, dice di non avere visto nulla, eppure gli episodi si sono verificati negli ultimi dieci giorni con cadenza regolare e sempre in pieno giorno.

Una delle ipotesi è che stiano prendendo le redini della zona “nuove leve”, ma chi indaga non esclude nessuna ipotesi. Italo Reale, avvocato della Progetto Sud, parla di segnali allarmanti, di volontà di non fare più funzionare la struttura, mentre il segretario generale Cgil Calabria Angelo Sposato ha chiesto di individuare misure cautelative per permettere a realtà che respirano nei beni confiscati di andare avanti. Verrà avvertito della vicenda il Prefetto di Catanzaro, ma Sposato ha chiesto un intervento diretto del governo e un presidio dello Stato.

Giornalista
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