Operazione Perse, tre gli arresti (VIDEO)

La Dda di Catanzaro ha fatto luce su due omicidi nell'ambito della faida tra i Giampà e la cosca Cerra- Torcasio - Gualtieri. La squadra mobile ha dato esecuzione anche ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tre persone accusate a vario titolo di tentato omicidio ed estorsione ai danni di un fotografo di Catanzaro

di Gabriella Passariello
5 marzo 2015
09:42

Due distinte operazioni sono state messe a segno all'alba di stamattina dagli uomini della Squadra mobile di Catanzaro diretta da Rodolfo Ruperti. La prima nome in codice "Perse" coordinata dalla Procura antimafia di Catanzaro ha consentito l'esecuzione di tre provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Catanzaro a carico di Saverio Giampà 28 anni, ritenuto responsabile in concorso dell'omicidio di Bruno Cittadino avvenuto a Lamezia nel 2008 e appartenente alal cosca rivale dei Cerra – Torcasio - Gualtieri, Pasqualino Torcasio, 45enne, responsabile in concorso dell'omicidio di Giuseppe Torcasio finiti in carcere e Manuel Ruiz accusato di estorsione aggravata nei confronti di un esercente un'attività di rivendita di articoli sportivi a Lamezia Terme agli arresti domiciliari . I particolari dell'operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, dall'aggiunto Giovanni Bombardieri, dal capo della mobile Ruperti e dal dirigente Angelo Paduano. A destare particolare scalpore fu l'omicidio di Giuseppe Torcasio, avvenuto il 22 ottobre 2003 nel parcheggio di un supermercato di Lamezia Terme affollato di gente. A commissionare il delitto sarebbe stato Pasqualino Torcasio, titolare di un noto ristorante e di un bar pasticceria a Lamezia. L'uomo si rivolse al cugino, Angelo Torcasio, affiliato all'omonimo clan, per uccidere Giuseppe Torcasio, col quale, a dispetto del cognome, non aveva rapporti di parentela. Una vendetta di natura personale, dal momento che la vittima aveva ucciso, nel 1994, il fratello dell'imprenditore. il secondo omicidio contestato dalla polizia, e' finito in carcere Saverio Giampà. Secondo le indagini, l'uomo avrebbe avuto un ruolo nel delitto di Bruno Cittadino, compiuto il 31 luglio 2008, sempre a Lamezia Terme. Giampà avrebbe partecipato a quel delitto, tra l'altro ricostruito in larga parte nell'ambito dell'operazione "Perseo" contro le cosche di Lamezia. "Preso il boss, abbiamo assistito ad una pioggia di pentimenti- ha affermato il procuratore capo Lombardo – e l'attenzione sul territorio di Lamezia continua ad essere alta". Il personale della Procura continua ad essere carente. "Nonostante tutto - ha detto l'aggiunto Bombardieri – abbiamo mantenuto una continuità investigativa che ha portato i suoi risultati, consentendoci di liberare il territorio Lametino e non solo dall'attività criminale".

 

 

Tentarono di uccidere un fotografo e di estorcergli danaro, in manette


Tre le persone finite in manette in esecuzione di un'ordinanza cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro Abigail Mellace su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica del capoluogo Vincenzo Russo. Si tratta di Khalid Ezzahraoui, Issam Asseffa entrambi di nazionalità marocchina e di Antonio Gualtieri ritenuti responsabili a vario titolo di tentato omicidio ed estorsione ai danni di un fotografo di Catanzaro Carmine Mauro. Il fatto risale al 24 settembre del 2013, l'uomo aveva subito un'aggressione a mano armata all'interno del suo studio fotografico. Gli uomini della Mobile giunti sul posto hanno notato le vetrine del negozio in frantumi e il fotografo avvolto in  una maschera di sangue al volto. Era stato colpito con due coltellate , al collo e in viso da un conoscente, chiamato da tutti Kalì, che subito dopo il fatto sarevve allontanato. Le attività compiute dalla Mobile nell'immediatezza del ferimento della vittima, avrebbero permesso di identificare l'autore materiale del tentato omicidio in Khalid Ezzahraoui. Il movente sarebbe stato di natura economica, una serie di debiti che la vittima aveva accumulato nei confronti di Antonio Gualtieri, acquirente di fiducia  di sostanze stupefacenti. Fu lo stesso Mauro a precisare alla Mobile che i motivi del diverbio sarebbero discesi da pretese di natura economica relative ad un immobile di sua proprietà che aveva concesso in comodato d'uso a Kalì, aggiungendo che quest'ultimo era solito accompagnarsi ad Antonio Gualtieri detto "cucuzza" e  che anche il giorno dell'agguato lo aveva accompagnato nello studio fotografico. Gualtieri si sarebbe avvalso dell'aiuto  dei due extracomunitari per l'attività di recupero crediti nei confronti del malcapitato, che aveva subito prima del ferimento ulteriori aggressioni da parte degli stessi indagati.


Gabriella Passariello

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