L'assistente di Morandi: «Il ponte era innovativo ma non avevamo esperienza»

«L'architetto aveva fatto un giusto richiamo chiedendone la manutenzione perché conosceva bene l'opera - ha dichiarato il docente - dopo sessanta anni, se non si effettua la giusta manutenzione, le conseguenze sono quelle che sono»

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di Redazione
24 ottobre 2018
20:05

«Il ponte Morandi di Genova é stato per l'epoca un'opera frutto di grandissima innovazione che è servita a far conoscere l'Italia al mondo». Lo ha detto Mario Paolo Petrangeli, docente ordinario di Teoria e gestione di ponti dell'università "La Sapienza di Roma", che é stato assistente dell'ingegnere Riccardo Morandi, progettista del ponte di Genova crollato il 14 agosto scorso.

 

Petrangeli é intervenuto a Catanzaro al convegno sul tema "Evoluzione e progresso nella gestione di ponti e viadotti", organizzato dal Rotary. «Proprio il fatto che fosse una opera innovativa - ha aggiunto Petrangeli - l'ha resa molto più rischiosa perché all'epoca non c'era ancora l'esperienza applicata per la costruzione di altri ponti, come il 'Morandi' di Catanzaro. Oggi i ponti cosiddetti strallati sono completamente diversi rispetto ai primi, ma questo abbiamo potuto capirlo solo dopo un certo numero di anni in cui si sono registrati i problemi. Questi ponti dovevano essere dei 'sorvegliati speciali' perché realizzati in precompresso e non in cemento armato e questo li rendeva più sensibili al degrado. Morandi fece un giusto richiamo chiedendone la manutenzione perché conosceva bene l'opera e si preoccupava di dare indicazione sulla sua giusta gestione. Chiaramente, dopo sessanta anni, se non si effettua la giusta manutenzione, le conseguenze sono quelle che sono».

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