Politici arrestati, così Romeo voleva ottenere notizie sulle indagini

A fornirle sarebbe stato un maresciallo infedele in cambio dell’assunzione di un autista in una ditta di bus. Il suo collaboratore lo alletta: «Lui ti apre gli occhi» e il capogruppo Pd acconsente

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di Consolato Minniti
31 luglio 2019
18:51
Sebi Romeo
Sebi Romeo

L’assunzione di una persona in una ditta di trasporti in cambio di informazioni riservate sulle indagini in corso a Reggio Calabria.

È questa l’ipotesi corruttiva che ha portato all’emissione di una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Sebi Romeo, e di un maresciallo della Guardia di Finanza, Francesco Romeo, in servizio alla sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica, ma aggregato alla Procura generale.

 

I contatti prima dell’appuntamento

A mettere in contatto Romeo con il maresciallo della Finanza è Tino Laganà, segretario della sezione melitese del Pd. Questi, infatti, era compagno di scuola dell’ufficiale di polizia giudiziaria.

Ecco lo scambio registrato dalle microspie.

Laganà: «Ora questo qua ti vuole incontrare perché è venuto da me e mi ha detto che voleva parlare con Nino De Gaetano, dice io gli devo chiedere un favore se loro hanno bisogno alla Procura, io ho aiutato a tanti senza che mi fanno favori, una cosa ed un’altra dice sai, tu sai che io sono serio, se prendo un impegno lo mantengo, eccetera eccetera. Gli ho detto io secondo me è meglio che parliamo con Sebi perché gli ho detto io Nino oggi è assessore, gliel’ho girata così, ma domani non sappiamo gli ho detto io che fanno, mentre Sebi è consigliere e ho detto io e resta così».

C’è qualche scambio relativo all’appuntamento da prendere, perché il maresciallo non risponde mai al telefono, né intende andare nell’ufficio di Romeo. Alla fine il politico chiede: «Ma lui dove vuole che ci vediamo?». E Laganà spiega la situazione: «Dove vuoi tu, basta che non è ha detto, che non è al Consiglio e che non è vicino alle macchine e sai che ti vuole chiedere? So io che ti vuole chiedere, perché poi con me parla, però tu non lo sai no, però io te lo sto dicendo. Siccome c’è un, una persona che vuole che lo assumono in qualche ditta di queste dei pullman Federico, non lo so, se tu, questo ti chiederà, lui ha visto a Nino ai trasporti, gli ho detto io, io chiamo a Sebi perché poi se ti serve qualcosa là, o se c’è qualcosa pure è… gli dici parla con Tino quello viene e mi trova ed io vengo e ti apro gli occhi, questa è una cosa positiva per te». Romeo replica con un chiaro: «Assolutamente».

 

La valutazione del gip

A giudizio del giudice Armoleo, la conversazione, per un verso sancisce la proposta del maresciallo di dare informazioni in cambio dell’assunzione. Per altro verso emerge l’accettazione di Sebi Romeo che, con l’esclamazione «assolutamente», di fatto accetta la proposta. Tuttavia, rimarca il giudice, sebbene gli indagati «abbiano compiuto atti idonei e diretti in modo non equivoco a raggiungere un accordo corruttivo, sulla cui conclusione non vi sono indizi», è anche vero che tale reato è configurabile solo quale tentativo di corruzione da parte di un pubblico ufficiale.

In conclusione, dunque, il gip ritiene vi siano gravi indizi di colpevolezza tanto per Sebi Romeo, quanto per Francesco Romeo e Concetto “Tino” Laganà, ponendo tutti e tre agli arresti domiciliari.

 

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