Ordine pubblico

Limbadi, vietati i funerali pubblici per la figlia del boss Giuseppe Mancuso

La donna è morta all'improvviso a 44 anni. Il Comitato per l'ordine e la sicurezza ha imposto le esequie in forma privata. Fanno discutere due manifesti affissi in paese a nome dell'amministrazione comunale. Il sindaco li disconosce e denuncia ai carabinieri

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di G. B.
25 febbraio 2022
17:28
La chiesa di Limbadi
La chiesa di Limbadi

Funerali “blindati” a Limbadi per Eleonora Mancuso, detta Nora, figlia di Giuseppe Mancuso, 73 anni, detto ‘Mbrogghja, il superboss della ‘ndrangheta tornato in libertà dopo 24 anni di ininterrotta detenzione (alcuni al 41 bis, carcere duro). I funerali di Nora Mancuso si sarebbero dovuti tenere oggi pomeriggio alle ore 16.00 nella chiesa di San Pantaleone di Limbadi dopo che la salma è stata posta nella casa paterna di contrada Gurnera.

La decisione di rinviarli a domani mattina all’alba (alle ore 5.00) è stata presa stamane al termine di una riunione in Prefettura a Vibo Valentia del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Le esequie si terranno quindi alla presenza dei carabinieri e della polizia e dei soli familiari più stretti della defunta con il divieto di effettuare cortei con autovetture o persone. La salma verrà trasportata in chiesa e da qui al cimitero all’alba, impedendo così di fatto l’ulteriore arrivo a Limbadi di personaggi ritenuti vicini ai clan del Vibonese e del Reggino pronti a porgere il proprio cordoglio alla famiglia di Giuseppe Mancuso. 

Anche in passato la Questura di Vibo Valentia ha adottato provvedimenti simili – vietando funerali pubblici – in seguito al decesso di esponenti dei clan Vallelunga di Serra San Bruno, Lo Bianco di Vibo Valentia e, da ultimo, Anello di Filadelfia. Nel 2016 sono stati vietati a Limbadi anche i funerali pubblici di Salvatore Mancuso, padre dei boss Pantaleone (detto “Scarpuni”) e Giuseppe (detto “Pino Bandera”).


Eleonora Mancuso è venuta a mancare nella giornata di ieri, a soli 44 anni, dopo un malore improvviso e dopo aver accompagnato i figli a scuola. Lascia marito e due figli. Fermo restando che le colpe dei padri (o di altri stretti congiunti, nel caso di specie fratelli, zii e cognati) non possono ricadere sui figli, alla luce della decisione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di far celebrare i funerali all’alba si presta a diverse “letture” il manifesto fatto attaccare dal Comune di Limbadi sui muri del paese nel quale è dato leggere che “Il sindaco, l’amministrazione ed i consiglieri comunali partecipano commossi al grande dolore dei familiari per l’improvvisa dipartita della compianta Nora e porgono le più sentite condoglianze”.

Il sodalizio politico locale denominato “Risorgi Limbadi” – di cui è espressione il sindaco Pantaleone Mercuri – ha poi fatto affiggere anche altro manifesto funebre con il quale “tutti i componenti del sodalizio esprimono il loro vivo cordoglio per l’improvvisa e prematura dipartita di Nora e si stringono in un fraterno abbraccio al marito e ai figli”. Non mancano poi in queste ore sui social network attestati di condoglianze nei confronti della famiglia Mancuso nella sua interezza (e ricordiamo che molti dei suoi membri sono stati condannati quali componenti dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta) anche da parte di imprenditori locali, grandi e piccoli.

Nel pomeriggio di oggi, però, il sindaco Pantaleone Mercuri ha disconosciuto la partenità dei due manifesti e, pur manifestando dolore per la scomparsa di una giovane mamma, ha tenuto a precisare di avere sporto denuncia ai carabinieri della stazione di Limbadi contro chi ha commissionato e fatto affiggere a sua totale insaputa (e di tutti i consiglieri) i due manifesti. 

 

Giornalista
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