Locri, manca il personale: chiude ad agosto il museo di Palazzo Nieddu

Il sindaco Giovanni Calabrese: «Non possiamo subire in silenzio. Interpelleremo il ministro della cultura Dario Franceschini»

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di Ilario  Balì
31 luglio 2021
12:20

Inizia tutto in salita il percorso di Locri e della Locride verso la candidatura a Capitale della Cultura per il 2025. Il museo archeologico allestito tre anni fa nei saloni di Palazzo Nieddu nel mese di agosto resterà chiuso a causa della carena di personale.

A comunicare la decisione al Comune è stata una nota della Direzione regionale Musei Calabria firmata dalla direttrice del Museo e Parco Archeologico Elena Trunfio e dal direttore ad interim Filippo Lemma. «Il Museo del territorio di Palazzo Nieddu – si legge – rimarrà chiuso al pubblico, presumibilmente per l’intero mese di agosto. La situazione già critica è adesso divenuta drammatica: i recenti pensionamenti e la cronica carenza di personale, acuita in questi giorni dalle ferie estive dei dipendenti non ci permettono di garantire il servizio di apertura per le prossime settimane».


La reazione dell’amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Calabrese non si è fatta attendere. Per il sindaco «La chiusura del museo di Palazzo Nieddu – evidenzia Calabrese – è un brutto segnale per la cultura e per lo sviluppo turistico del territorio. Rivolgeremo nelle prossime ore un appello formale al ministro Franceschini e al presidente della Regione Nino Spirlì affinché si possa trovare una soluzione per garantire la fruibilità dell’importante presidio culturale costato sacrificio, impegno e 3 milioni di euro. Non possiamo permettere che tutto il lavoro fatto fino ad oggi per la valorizzazione del museo cittadino, in un palazzo storico quale il Nieddu del Rio, debba oggi essere bistrattato in questo modo».

Dal canto suo l’assessore Domenica Bumbaca rimarca come «Il museo deve essere fruibile ai cittadini e ai turisti, perché è sede di reperti importanti che raccontano la storia di Locri; oggi parliamo di cultura e non dobbiamo essere costretti a “dover scegliere” quale porta aprire o chiudere. La cultura deve aprire le porte, la nostra storia deve essere diffusa, promossa, conosciuta, studiata e mai negato il diritto alla conoscenza di un territorio che vive costantemente di studio e ricerche archeologiche rilevanti».

Giornalista
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