Locride, bosco distrutto per far posto a baracche abusive: 7 denunce

L’area fa parte del comune di Martone, nel Reggino. Contestato anche il reato di furto di beni demaniali. Sei degli indagati sono residenti a Nardodipace

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di Redazione
16 aprile 2020
14:53

Era sottoposto a vincolo paesaggistico, idrogeologico ed antisismico il bosco di proprietà comunale distrutto e soppiantato da baracche e costruzioni abusive, in località Vasì-Pericaro nel comune di Martone, nel Reggino. Sette le persone denunciate dai carabinieri forestali delle stazioni di Roccella Jonica e Caulonia, impegnati nel contrasto al fenomeno dell’abusivismo edilizio e dei reati contro l’ambiente.

 

Villaggio rurale in muratura

I denunciati avrebbero invaso e distrutto il bosco, edificandovi una sorta di villaggio rurale in muratura, composto da abitazioni rustiche, magazzini, depositi, stalle (per una superficie coperta in muratura di circa 250 metri quadrati), baraccamenti di vario tipo, terrazzamenti per la coltivazione ed una vasca di raccolta per le acque di irrigazione del volume di circa 20 mc. Il tutto collegato da una strada sterrata lunga circa 400 metri e recintato con rete metallica e relativo cancello.

 

«La risposta su come questo scempio sia stato possibile – si legge in una nota del Comando provinciale di Reggio Calabria –, l’ha data F.A, una sessantacinquenne presente sul posto al momento del sopralluogo e già nota alle forze dell’ordine, che alla domanda dei militari ha risposto candidamente “qua è tutto mio”, esibendo anche una bolletta Enel. Ai sorpresi carabinieri forestali, coadiuvati dall’Ufficio tecnico del Comune di Martone, è bastato poco per appurare la verità; tutta quella squallida baraccopoli, con la presenza anche di mucchi di rifiuti, nell’insieme vasta circa 2,5 ettari, era stata eretta abusivamente su un terreno di proprietà comunale, abbattendo un bosco di alto fusto di faggio, il tutto in un territorio forestale protetto dal vincolo paesaggistico, idrogeologico ed antisismico. Il terreno era stato semplicemente rubato alla collettività, da persone incapaci di comprendere il valore dei beni comuni».

 

Tutti residenti a Nardodipace

Le indagini hanno permesso di identificare altre 6 persone ritenute responsabili dei reati contestati, tutte nate o residenti a Nardodipace, alcune delle quali legate tra loro da vincoli di parentela: F.I., di anni 74; C.G. di anni 44, pregiudicato; F.C.R. di anni 48, pregiudicato; M.A. di anni 75, pregiudicato; I.S.C. di anni 31; I.P.S. di anni 48. Lunghissimo è l’elenco dei reati contestati che vanno dall’invasione dei terreni comunali, al furto e danneggiamento di beni demaniali, alla distruzione e deturpamento di bellezze naturali. Sono state inoltre elevate sanzioni amministrative per 7.200 euro.

Non quantificabile invece il danno all’ambiente e alla collettività «poiché – continua la nota – è stata compromessa la protezione idrogeologica del territorio, la conservazione dell’ambiente naturale e del paesaggio, valori questi ben riconosciuti e tutelati dalla legislazione Italiana».

L’area è stata immediatamente sequestrata e i responsabili deferiti all’autorità giudiziaria, davanti alla quale dovranno rispondere di numerose violazioni penali ed amministrative.

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